Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO – L’AGA (Associazione Giochi Antichi) prende benemerite iniziative per scoprire, catalogare, rilanciare il nostro patrimonio ludico locale, secondo le convenzioni UNESCO per i beni immateriali, ed ho avuto l’occasione di partecipare ad una di queste.

La memoria collettiva che si conserva nei borghi e paesi italiani, è una riserva preziosa di cui rileveremo l’importanza a mano a mano che l’incuria amministrativa indotta dalle folli politiche finanziarie e burocratiche che hanno colpito nel ventennio scorso i Comuni sino 5000 abitanti e lo spopolamento conseguente, ne rarefaranno le tracce.

Tra questi il patrimonio ludico che si è trasmesso nei secoli e che ha formato milioni di nuovi cittadini che si affacciavano alla vita, imparandola attraverso la semplice trasmissione di regole di gioco, di delimitazione del campo di gioco, di accettazione di autorità arbitrali condivise e quant’altro nei borghi e nelle piazze si andava svolgendo divertendosi.

L’esperienza infantile trovava in ciò il coraggio della scoperta e nel gioco quello della competizione.

L’invettiva ricorrente, nei miei ricordi d’infanzia, quando qualcuno faceva il prepotente oltre quelle regole di gioco era: “Sei un leggiarolo!!”

Oggi essa appare molto più colta e densa di significati di allora: “Leggiarolo” è qualcuno che non osserva le leggi comuni e condivise, ma che se le fa a suo gradimento e vantaggio.

“Leggiarolo” è un possessore esclusivo di leggi, un tiranno la cui forza, fisica o meno, impone agli altri il proprio volere fatto legge; cioè legge ad personam (ricorda qualcosa?).

Il confronto con i videogiochi dello smart phone a disposizione sin da età ad una cifra è dolorosamente stridente.

Si andava dalla conta per la formazione di gruppi o squadre che si fronteggiavano nel gioco, che poteva essere costituita da una filastrocca in rima baciata, oppure da una cantilena reiterata; è già dalla conta cui spesso seguiva la scelta dei giocatori e quindi l’intuitus personae di chi la conta guidava, che si maturavano strategie e si affinavano le capacità carismatiche di ciascuno.

Poi la conquista dei luoghi di svolgimento dei giochi, spesso sottratti ad un uso civico di passaggio o di sosta, nella tolleranza generale, perchè dei bambini felici sono bambini buoni, e quindi futuri buoni cittadini; solo pochissimi non capendolo, protestavano.

C’era una divisione netta tra giochi maschili e femminili: sia perchè le ragazzine erano sempre a vista dei genitori e dei nonni, e quindi più nei vicoli a giocare a campana, a gessetto o con le bambole, che nella piazza più dispersiva e frequentata; sia perchè quelli maschili avevano una caratterizzazione di fisicità e “violenza” poco adatti alle femmine.

C’era poi la differenza di classe che improvvisamente si annullava: fuori dai luoghi classici dell’istituzione scolastica o religiosa in cui le maestre ed il parroco avevano un certo riguardo per certi rampolli, la piazza ed i vicoli erano comunitari, si contava per se e talvolta agiva la legge del contrappasso; guai alle scarpe ben lucidate ed ai colletti inamidati.

Si può fare a meno di queste memorie, di queste occasioni di vita, di queste componenti della nostra identità? Grazie AGA, buon lavoro!”

Francesco Chiucchiurlotto (Res 159)
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