“Diavolo d’un Renzi …” dicevamo a proposito del performante Capo di Italia Viva per aver sparigliato per ben 3 volte la politica nazionale dandoci Mattarella come Presidente della Repubblica e Conte e Draghi come Presidenti del Consiglio.

Ma si doveva sapere che il Diavolo fa le pentole ma non i coperchi, e quindi l’ebollizione in pentola è stata così alta da produrre un effetto imprevisto quale quello di aver spostato l’asse politico parlamentare a destra.

Con le defezioni dal gruppo 5 Stelle infatti al Senato della Repubblica il Centrodestra ha 115 seggi, l’”Intergruppo Progressista” 110 e l’opposizione 40; la maggioranza per Draghi è assicurata da circa 35 Senatori di varia provenienza, tra i quali Italia Viva, ma il segnale c’è tutto e le sorti dei 71 Senatori 5S ortodossi alla linea non paiono solidissime.

L’altro giorno il Financial Time, il prestigioso quotidiano londinese di economia e finanza, come del resto tutta la stampa internazionale, si è occupato del nuovo governo di Mario Draghi con deferenza ed ottimismo confermando che egli è l’italiano che gode al mondo di maggior prestigio ed affidabilità.

In modo peculiare esso ha colto dalle 13 cartelle del discorso del neo Presidente del Consiglio, il passaggio sulle riforme con la ormai famosa citazione della frase di Camillo Benso Conte di Cavour: “ Le riforme fatte nei tempi giusti non indeboliscono ma rafforzano l’autorità”.

Il parallelo con un Padre della Patria del Risorgimento italiano è la prova di quella deferente aspettativa che circonda il governo di Mario Draghi a livello internazionale, ma è anche il punto problematico di essa, proprio perché riguarda le riforme da tutti attese: fisco, giustizia, scuola e quant’altro.

Mentre, lo sostiene con estrema chiarezza Massimo Cacciari, sulla lotta alla pandemia e sulla ripresa economica ed occupazionale del nostro paese si potrà contare su di una unità nazionale non scalfibile, sulle riforme è probabile che si riapriranno e riacutizzeranno le divisioni degli schieramenti ed in modo forse più educato e soffice, riapparirà l’armamentario della politica politicante fatta da agguati, rinvii, sgambetti, ammuina.

Nel lungo elenco delle riforme prioritarie indicate da Draghi manca, e l’omissione mi permetto di dirlo è grave, l’applicazione dell’art.49 della Costituzione sui partiti politici: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.”

Tra la lapidaria definizione costituzionale, le interpretazioni possibili su “metodo democratico” e “determinazione” della politica nazionale, c’è un abisso con l’attuale stato della nostra partitocrazia: i partiti in generale sono oggi ectoplasmi fatti dai piani superiori degli organismi correntizi, in perpetua competizione; la “base” quando c’è, è un mero terminale mediatico perché è sparito, o meglio ha un ruolo marginalissimo, il famoso ed indispensabile “quadro intermedio”, il segretario di sezione o di circolo, il capogruppo consiliare, i Presidenti di tutte quelle forme di associazionismo che animavano soprattutto la provincia italiana, e che si rapportavano ai partiti in un continuo scambio dialettico.

Ripristinare in loro, con una leggina di due articoli, come propose Luigi Sturzo, un flusso vitale di democrazia, sarebbe la “riforma delle riforme!”

Francesco Chiucchiurlotto