Il taglio dei Parlamentari ha ridotto da 945 (630 deputati e 315 senatori) a 600 (400 deputati e 200 senatori); ciò può trovare d’accordo o meno chi guarda alla necessità di semplificazione democratica del nostro sistema parlamentare, ma tutti sono d’accordo nel dire che ciò non basta, sia sul versante della legge elettorale necessaria a bilanciare i collegi che dovranno essere riformati, sia e soprattutto ad innescare un processo virtuoso di cambiamento sulle modalità e contenuti della nostra legislazione.

Ogni anno, dopo le ferie, comincia il tormentone della legge di bilancio: prima il Documento programmatico, poi la manovra vera e propria, con le maratone notturne, migliaia di addetti mobilitati, quintali di carta per risoluzioni, disegni di legge, emendamenti, odg, e finalmente entro l’anno di esercizio la nuova legge di bilancio.

La coda, che passa per lo più inosservata è quella del Milleproroghe; “In cauda venenum” dicevano i Romani, ed il veleno che si nasconde in questo atto accessorio, dal nome simpaticamente accattivante (chi non ha bisogno di qualche proroga?) rischia di diffondersi intossicando l’intero sistema: quel che non è passato in finanziaria spesso vi viene riproposto; quel che nella legge precedente era sbagliato ma non può essere denunciato, semplicemente viene prorogato; poi il diffusissimo malcostume di inserire risoluzioni apparentemente anodine, innocue, banali, che procurano vantaggi, sgravi, contribuzioni, prebende, salvataggi, favori ad una miriade di soggetti pubblici e privati.

C’è una raffinatissima scuola di burosauri, veri culi di pietra che del sistema parlamentare conoscono ogni anfratto, pertugio, scappatoia, codicillo, sregolamentazione, che hanno il compito precipuo di soddisfare il lobbysta di turno per confezionare emendamenti per il politico di riferimento.

Attenzione, questo accade in ogni democrazia parlamentare, perché gli interessi di tutti e di ognuno sono legittimi o legittimati proprio per legge; ma altrove tutto ciò è regolamentato ed anche severamente, ed è alla luce del sole.

Ma c’è un altro fattore che imballa il sistema e rende il nostro Paese perennemente in affanno: il decreto attuativo di cui ogni provvedimento, in Italia patria del diritto, ha bisogno per dispiegare i suoi effetti pratici e che nessuno sinora ha regolato, snellito o abolito, in favore di una legislazione diversa nei contenuti e nella forma, autosufficiente e completa.

La manovra 2020 comporta 134 misure attuative ed il DL fiscale 43; cioè se non si fanno 177 decreti attuativi…; gli ultimi governi, Renzi, Gentiloni, Conte I , sono ancora al 59,5% di decretazione attuativa, cioè soltanto poco oltre la metà delle leggi e delle riforme costate lacrime e sangue mediatico, stanno producendo effetti.

Un esempio per tutti, la legge n°158/17, la cosiddetta Realacci in favore dei cosiddetti Piccoli Comuni, inattuata in attesa dei decreti attuativi; qui il paradosso è eclatante, perché i decreti sono così complessi e complicati da non essere semplicemente fattibili e se non si abrogano alcuni articoli che li prevedono la legge resterà lettera morta.

C’è una morale da trarre da tutto ciò; la burocrazia è necessaria ed indispensabile ma la sua degenerazione in potere di intermediazione ed autoalimentazione oppure in strumento politico al servizio di lobbyes o partiti, può essere mortale per ogni sistema democratico.

Francesco Chiucchiurlotto