Francesco Chiucchiurlotto

 

VITERBO – Oggi abbiamo 76 Province, 14 Città Metropolitane, 496 organismi intermedi del tipo Ambito Territoriale Ottimale, che si occupa di acqua o rifiuti, autorità di bacino, enti di bonifica e alcune migliaia di Unioni di Comuni, veri e propri enti locali aggiuntivi, che la Corte dei Conti, non un giornalino di provincia, denuncia con i conti in rosso.

In più il sistema è del tutto “dissestato” perché cercando di abolire le Province si è pensato bene di abolirne i trasferimenti, dimenticando però che mantenevano 130.000 Km. Di strade provinciali e la bellezza di 5.200 scuole di vario ordine e grado, che naturalmente sono cadute nel degrado e nell’abbandono e che quando, prima o poi, ci si dovrà mettere le mani per metterle in sicurezza, sia le strade che le scuole, costerà il doppio.

Tutto questo capolavoro lo dobbiamo alla legge Del Rio, la n° 46/14, che in attesa della vittoria del referendum che doveva abolire le Province, trasferisce personale e risorse alle Regioni, l’ente più criticato ed a ragione, d’Italia, vera voragine di spesa pubblica improduttiva.

Inoltre istituisce le Città Metropolitane, ma non quelle che siamo abituati a conoscere all’estero, Londra, Berlino, Barcellona, Bruxelles, o quelle che il nome evoca (dal greco meter, cioè madre), ma secondo un nuovo manuale Cencelli anche Reggio Calabria, Messina, Catania, Cagliari…

Non basta: recepisce la legge Calderoli sull’obbligo associativo in Unioni di Comuni, Trasforma le Comunità Montane in Unioni di Comuni Montani, introduce nell’ordinamento una disparità assurda con chi amministra lo Stato e le Regioni, il “gratis” di chi invece amministra a livello comunale o provinciale, con restrizioni varie per rimborsi, permessi, agibilità alle cariche pubbliche.

L’unica cosa buona la fa a sua insaputa: il livello istituzionale provinciale diviene la “casa dei Comuni”, cioè solo i Sindaci dei Comuni possono formarne gli organi, semplificando cosi’ in profondità un ente che diviene sede e strumento di coordinamento ed integrazione e sarebbe potuto essere, se ci si fosse messa attenzione, un ente territoriale e njon politico, in cui la rappresentanza fosse per territorio e non per appartenenza politica.

A parte l’occasione mancata, dovendo ripristinare un minimo di costituzionalità per le Province attraverso l’elezione a suffragio universale, si potrebbe conservare “ la casa dei Comuni” semplicemente prevedendo una riserva di elettorato passivo in capo ai Consiglieri Comunali, cioè liste politiche come siamo abituati a votare, ma composte soltanto da Sindaci, Consiglieri, Assessori Comunali.

Il rilancio delle Province si deve poi accompagnare ad un contenimento amministrativo delle Regioni, invertendo la rotta accentratrice seguita in questi ultimi anni, avvicinando al controllo civico e territoriale competenze e centri di spesa tenendo conto nel farlo di semplificare ed eliminare procedimenti e passaggi burocratici inutili e costosi. E’ chiedere troppo, senza modificare la Costituzione, attuare riforme di buon senso pragmatico utilizzando il Testo Unico Enti Locali?

Francesco Chiucchiurlotto (Res 98)

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