Francesco Chiucchiurlotto

 

VITERBO – Con questo ossimoro sconcertante, “La sinistra è di destra”, Piero Sansonetti intitolava un volume BUR edizioni 2013, che non ebbe l’attenzione che probabilmente meritava, per molti motivi: innanzitutto la dimostrazione della tesi proposta i cui capisaldi argomentativi sono:

1- L’ansia di vittoria della sinistra, cui si sottende la concezione che la politica serve alla presa del potere ed alla sua conservazione, per la quale si cancella ogni ideologia, ogni ideale, ogni idea, come i vari gradi di stalinismo nella sinistra hanno storicamente dimostrato.

2- La libertà dell’individuo e delle masse, come variabile subordinata agli interessi collettivi, che naturalmente, per la sinistra, sono rappresentati ed interpretati da chi detiene il potere

3- Il rifiuto di fare i conti con se stessa e la propria storia; storia che ha attraversato 70 anni della vita dell’umanità ed interessato generazioni di militanti e uomini politici, che ne sono usciti facilmente per sbrigativamente entrare in altre storie, anche di destra .

Ma chi ha voglia di approfondire può farlo leggendo il libro; qui interessa un capitolo intitolato “Il paradosso di Tangentopoli” in cui Sansonetti rivela come in quegli anni, dal Pio Albergo Trivulzio in poi, ha funzionato l’intreccio mediatico giudiziario che ha incenerito la Prima Repubblica. Sansonetti dal ’92 al ’94 è stato condirettore dell’Unità di Veltroni e “testimone oculare dell’alleanza blindata tra i 4 giornali che furono decisivi nella riuscita dell’inchiesta Mani pulite: il Corriere della Sera, La Stampa, la Repubblica e l’Unità.”

L’alleanza blindata fu voluta innanzitutto dai loro editori: la Fiat di Agnelli per il Corriere e la Stampa, Carlo De Benedetti per Repubblica ed il PDS editore dell’Unità.

Il sistema funzionava con uno scambio quotidiano di informazioni e di tagli d’apertura, inchieste, fughe di notizie raccolte nella giornata, ed alle 19.00, sempre, era come se una mega redazione unificata telefonicamente, impostasse un unico giornale.

A poco a poco si allinearono il Messaggero ed il Giornale di Montanelli.

L’effetto fu travolgente innanzitutto sulla televisione che andò a rimorchio dei giornali e così si chiuse ermeticamente il cerchio mediatico selezionando i “cattivi” da sottoporre ad una gogna che fece anche numerose vittime, ma mise alla corda un intero ceto politico che si credeva ed era intoccabile sino ad allora.
C’era una gerarchia nell’alleanza tra giornali rappresentata dall’asse Veltroni – Mieli, allora Direttore della Stampa, e tra i due, racconta Sansonetti, l’ultima parola spettava a quest’ultimo.

Il racconto è interessante per analizzare la situazione mediatico giudiziaria dei nostri giorni, in cui sono le TV a dare il taglio all’informazione e con le dovute eccezioni, La 7 e Sky da una parte e Rai e Mediadaset dall’altra; la stampa in genere segue, con l’eccezione del Fatto Quotidiano, che rappresenta una novità e che riesce, come col caso Lotti, a trainare le TV.

Sarà interessante seguirne le vicende, perché se la magistratura decidesse di giocare un ruolo nell’informazione e nella politica nazionale, sarebbe un bel deja vu!

Francesco Chiucchiurlotto (Res 57)

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