Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO “Ci sono lunghi decenni in cui la storia sembra rallentare fin quasi a fermarsi. E poi ci sono quegli anni brevissimi in cui tutto cambia di colpo. Un sistema di governo ritenuto immutabile sembra sul punto di andare in pezzi; un momento simile è quello in cui ci troviamo ora.”

Yascha Mounk, un professore tedesco che insegna teoria politica al dipartimento di studi governativi di Harvard, sostiene questa allarmante analisi nel suo tomo “Popolo vs Democrazia – Dalla cittadinanza alla dittatura elettorale”, Feltrinelli Editore.

Le tesi sostenute passano in rassegna due tipi di mutamento dei sistemi di governo che l’occidente libero e prospero ha inventato sotto il nome di democrazia liberale e che si sono diffusi nel mondo; questi fenomeni che essa sta vivendo possono sintetizzarsi in democrazia senza diritti e in diritti senza democrazia.

Con la caduta dei regimi comunisti il famoso assunto di Francis Fukuyama sulla fine della storia con l’affermazione definitiva del sistema di governo ascrivibile alle democrazie liberali, suscitò un dibattito aspro che alla fine si riassunse nella almeno confermata stabilità democratica dell’America Settentrionale e dell’Europa Occidentale.

Ecco che invece anche questo viene messo in discussione da un fenomeno che viene definito Populismo, le cui caratteristiche possono condensarsi in una ideologia antideologica basata su concetti elementari: la sovranità del popolo si esprime direttamente senza la tradizionale mediazione politica interpretata sinora da un sistema elitario e dal personale partitico che lo compone.

Lo fa invece attraverso un capo che innanzitutto combatte i nemici di quel popolo e nel contempo indica la meta radiosa da raggiungere, che apparentemente non ha una cifra politica di destra o di sinistra, ma semplicemente “popolare” nel senso del consenso che raccoglie.

Il Partito Democratico è in questo frangente storico, con il compito non solo di fare una opposizione convincente sui temi specifici di governo, ma di trovare il bandolo di una alternativa non contingente, ma epocale, di fase storica.

Se in Francia hanno Macron, in Inghilterra Corbyn, negli USA Sanders, in Germania Shultz ecc., niente di esaltante ma comunque referenze in campo, la prima necessità del PD è di trovarsi un capo condiviso ed autorevole, ed è proprio di tipo populista; ma è una contraddizione che si può superare andando alle radici del “male”, cioè in quella frattura che Yascha Mounk ha analizzato minuziosamente tra popolo e democrazia.

L’ascolto ed il ripristino di intermediazioni socioculturali; criteri di selezione della classe dirigente magari più complessi e faticosi delle semplificanti e semplicistiche primarie; l’allargamento delle basi decisionali nelle istituzioni rappresentative a cominciare dal più piccolo Consiglio Comunale; la sperimentazione di forme dialettiche di comunicazione che comportino un sobrio se non nessun uso dei social media; l’interfaccia personale sul territorio di personale politico sia volontario che professionalizzato, che crei legami di appartenenza e “risolva problemi”.

E’ impossibile? E’ difficile? Non lo so, ma bisogna provarci e chi provandoci ci riesce avrà dato un contributo ben al di là del nostro piccolo contesto politico.

Francesco Chiucchiurlotto (Res 170)
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