A mano a mano che i controlli vanno avanti e le sparate di Donald Trump si dimostrano a salve, la situazione postelettorale negli USA assume contorni di progressiva normalità.
Ma ci vorrà però ancora un vaglio essenziale che è l’elezione effettiva di Joe Biden da parte dei Grandi Elettori che ciascuno stato deve ancora individuare ed eleggere alla convention finale, per chiudere questo arcaico e complicatissimo iter elettorale.

Qui Donald Trump farà l’ultimo tentativo di cambiare le carte in tavola con tutti i mezzi, convincendo, forse comprando o minacciando, i Grandi Elettori democratici a votare per lui; in teoria questo potrebbe avvenire perché così prevede la loro Costituzione.

Comunque vada, ed andrà come deve, il Donald continuerà a negare la sua sconfitta e come si suol dire, ad avvelenare tutti i pozzi, sorgenti e serbatoi che gli capiteranno a tiro; ma perché si comporta come un apparente scemo? E soprattutto perché il suo GOP Great Old Party, non gli si rivolta contro, salvo alcune eccezioni, e il suo elettorato cresciuto nei 4 anni di Presidenza sino a 72 milioni di voti, gli rimane fedele?

Queste domande, (attenzione!), sono paradigmatiche non solo rispetto alle sorti del populismo USA che egli incarna, ma anche per quelli globalmente diffusi che in esso trovavano appoggio ed ispirazione.
Per trovare risposte bisogna capire chi sono questi elettori; ciò ci aiuterà a capire anche quelli molto simili in Europa e nell’America Latina: intanto sono la maggioranza di operai e agricoltori; poi sono le vittime della grande crisi, da finanza di rapina, del 2008; gli estremisti bianchi, i chicanos ispanici ed altre minoranze, anche religiose, poi i suprematisti bianchi.

Sono milioni di persone, anche di diversa estrazione, cultura e status, che hanno in comune la percezione, indotta ad arte sino a diventare convinzione e voto, che le regole del gioco democratico siano state fatte per danneggiarli, emarginarli, imbrogliarli.
Interi stati industriali, quelli delle ex Factory Belt, le cinture delle fabbriche manufatturiere, sono oggi Rust Belt, cioè cinture arrugginite: New Ingland, Pennsylvania, Ohio, Maine, i territori tra i Monti Appalachi e la regione dei Grandi Laghi, sono ancora alle prese con declino e crisi industriale, spopolamento intenso, decadimento urbano e culturale, criminalità fuori controllo, ben visibili a Cleveland, Detroit, Buffalo, Pittsburgh.
Così il Corn Belt, la cintura del granoturco, il Mid West agricolo, perdente di fronte alle massicce produzioni cinesi o asiatiche: tutti alla ricerca di una soluzione, ma soprattutto di un Padrino, come Trump 4 anni fa gli si è presentato e poi coerentemente è stato.

Tutto ciò chiede al Partito Democratico di Biden, ma anche a tutti gli altri partiti progressisti, di allargare il proprio insediamento elettorale oltre i garantiti, i benestanti e benpensanti, oltre i centri urbani colti e professionalizzati, oltre le èlites finanziarie ed oltre le News Co. FIGATA (fb,Instagram, Google, Apple, Twitter, Amazon), insomma semplicemente tornare o reinventarsi i ruoli originari della sinistra, contro le disuguaglianze e le diversità.

Altrimenti diventa per Trump una ragione non scalfibile il fatto che questa democrazia liberale, che non garantisce i diritti di tutti e dimentica il disagio, l’emarginazione, la rabbia di tante, troppe persone, sembri avere regole fatte solo per le èlites, che non sono da rispettare, ma anzi da ignorare o combattere, perché quel conta è chi interpreta e rappresenta quel popolo.

 

Francesco Chiucchiurlotto