Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO – Al ritorno dalle ferie, tra gli argomenti che troveremo nell’agenda della politica italiana, tra legge elettorale e legge di stabilità, migranti e poveri, nuovi partiti e vecchi leaders, ci sarà la novità dei referendum (forse si dovrebbe dire “referenda”) consultivi di Lombardia e Veneto previsti per il 22 ottobre, domenica.

Data scelta non a caso perché nello stesso giorno autunnale del 1866, si tenne il Plebiscito risorgimentale dell’annessione del Veneto all’Italia.

I due Presidenti leghisti, Maroni e Zaia ne sono i promotori, ma stavolta siamo molto lontani dalle esternazioni movimentiste padanie, dal folklore di Ponte di Legno, dal celhodurismo bossiano; la cosa è molto seria ed avrà conseguenze economicofinanziarie rilevanti.

Le motivazioni sono arcinote: Lombardia e Veneto rimettono nel saldo negativo tra quanto pagano e quanto ricevono qualcosa come una cinquantina di miliardi di euro a testa; non solo, la rilevazione della Ragioneria Generale dello Stato sulla spesa pubblica complessiva pro capite nelle Regioni italiane vede all’ultimo posto la Lombardia con 8.734 euro/anno ed al penultimo posto il Veneto con 8.647 euro/anno; tanto per fare paragoni la Valle d’Aosta riceve per ogni cittadino 15.731 euro/anno ed il nostro Lazio, secondo in classifica, 13.684.

Calabria, Sicilia, Sardegna sono in testa alla classifica del rapporto spesa pubblica/ PIL, cioè spesa rispetto alla produzione di ricchezza a livello regionale; si può facilmente immaginare come poi vadano le cose sulla qualità di questa spesa in ciascuna Regione.

La consultazione, essendo meramente consultiva, serve quindi a ribadire delle ovvietà statistiche o lanciare una lamentazione sino ad oggi ignorata e misconosciuta?

Stavolta c’è di mezzo la Costituzione (che Dio ce la preservi!) che all’art. 116 nell’elencare le prerogative delle 5 Regioni a statuto speciale, tratta di ulteriori forme di autonomia attribuibili alle Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa delle Regioni interessate ad esse.

La Costituzione (che Dio ce la preservi!) include tra le attribuibili tutte le materie di legislazione concorrente, tra cui sanità, trasporti, energia, armonizzazione dei bilanci e coordinamento della finaza pubblica ecc. e tra le materie esclusive dello Stato, la giurisdizione di pace, l’istruzione e l’ambiente.

Come si vede la trattativa può costituire una rivoluzione copernicana dell’intero assetto nazionale, perché questa sorta di devoluzione si può concretizzare, al termine di esiti positivi, con massicci trasferimenti di denaro pubblico, o meglio di una aumentata capacità di trattenere sul territorio regionale lombardo-veneto (sovviene qualcosa?) la ricchezza prodotta.

Più che l’esito, scontato, sarà importante registrare la partecipazione e l’effetto politico di trascinamento che avranno i referenda ( forse si dovrebbe dire referendum ?), tanto che già oggi tutti i partiti si sono a mano a mano allineati; chi ci rimetterà in questo spostamento di risorse se non le Regioni che prima avevano quel po’ po’ di spesa pubblica?

Ma la Costituzione (che Dio ce la preservi!) è saggia e probabilmente la locomotiva lombardo-veneta con meno intralci e freni sospingerà i vagoni, anche i più vecchi, scalcinati e zavorranti, a velocità europee.

Francesco Chiucchiurlotto (Res 100)

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