Come le sarà venuto in mente a Giorgia Meloni di riprendere una sfortunata definizione di Saddam Hussein sull’invasione dell’Iraq, come “La madre di tutte le battaglie”, per adattarla alla sua proposta sul premierato: “La madre di tutte le riforme”?

Non è sfuggita l’ironica considerazione che se il Premierato è la madre, chi lo genera ne è la nonna: nonna Giorgia, che tutto sommato ben si adatta a completare un personaggio che ancora regge bene nell’immaginario collettivo come politico di rango, decisionista anche brusco, comunque, affidabile e premiato nei sondaggi.

Misteri della comunicazione mediatica… come luso e l’abuso del termine “Nazione”, oppure di “globo terracqueo”, o del pessimo “ a 360 gradi”.

Questa della riforma costituzionale sull’elezione diretta del Presidente del Consiglio, novità assoluta, vien da dire, in tutto il globo terracqueo, è qualcosa di cui non se ne sentiva il bisogno, a differenza dell’altra sull’autonomia regionale differenziata, che sta particolarmente a cuore alla Lega ed ai, cosiddetti, Governatori del nord.

Questo tipo di autonomia regionale, che si affiancherebbe a quella delle 5 Regioni a Statuto Speciale (Sicilia, Sardegna, Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia), riguarda l’art.116 della Costituzione terzo comma che recita: Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia,  …  possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali … La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata”.

Questa la fonte che ha scatenato in tutte le Regioni del Nord, ma anche altrove, per esempio nel Lazio, la caccia a nuove prerogative e naturalmente a nuovi finanziamenti.

La cosa che balza agli occhi comparando le due ipotesi di riforma è la contraddizione tra la prima che tende ad accentrare sulla Presidente del Consiglio poteri e prerogative tali da garantire, almeno nelle intenzioni, stabilità di governo e quindi unità e compattezza dello Stato, o della Nazione se si preferisce, e la seconda che chiedendo la devoluzione di materie e risorse alle Regioni, ne implementa una sorta di federazione di staterelliconcorrenti, fonte di instabilità e penalizzazione delle zone più fragili del sud.

Nel Lazio, pochi forse se ne ricordano, la Giunta Zingaretti l’11.10.2018 approvò una risoluzione dal titolo: ”Iniziativa regionale per il riconoscimento di ulteriori e specifiche forme di autonomia per la Regione Lazio, in attuazione dell’art.116 III comma della Costituzione”.

Si individuavano 5 ambiti da estendere in termini di competenze e risorse: rilancio degli investimenti; accesso al mercato del lavoro; cinema ed audiovisivo; ambiente; rapporti internazionali; manca il battere moneta ed un piccolo esercito per fare un Latiumstate.

Il CAL approvò, ma con un importante riferimento di garanzia agli artt 4 e 5 del Tuel, da sempre inapplicati nel Lazio, per l’istituzione del Sistema Regionale delle AA LL.

Intanto Calderoli, il Supersponsor del 116, tanto per non restare con le mani in mano, ha varato il CLEP, il Comitato per i Livelli Essenziali delle Prestazioni, con ben 61 saggi, da Amato a Zito, una mini Costituente, che prefigura maxiguasti.

Perchè non si vuole capire che la Costituzione è una cosa seria e che è l’unica che tiene insieme la Nazione/Stato/Paese/Italia? Difendiamola dagli apprendisti stregoni!

Francesco Chiucchiurlotto