Vescovo
Il Vescovo introduce il dibattito

Provare a seguire il filo narrativo costruens, di Don Francesco Panetta nel suo “Ricostruire la politica”, non è esercizio accademico, né di maniera; i tempi che viviamo sono così incerti e variabili, che ci chiamano almeno ad un impegno di pensiero, di lettura, di discussione.

Egli pone il tema di come ricreare comunità connesse, riscoprendone i luoghi di aggregazione o innovandoli; e per un religioso cattolico e gesuita non è difficilissimo: Fuci, Azione Cattolica, ACLI, Agesci, Comunione e Liberazione, Lega Missionaria Studenti, ecc. una costellazione di organizzazioni vivaci e presenti sul territorio, con una pluralità di posizioni alla pressante ricerca di una unità possibile.

Cosa diversa per il mondo della sinistra che ha visto evaporare i suoi schemi organizzativi di riferimento e contrarre di numero, sino alla scomparsa, le sedi decisionali di una possibile democrazia dal basso, che si ritrovava come comunità nelle sezioni territoriali, nei Consigli Comunali, i cui ordini del giorno erano appunto vagliati in sezione; le occasioni di connessione organizzativa, dalle feste di sottoscrizione e finanziamento alla diffusione della stampa; dalla propaganda elettorale alle file per conquistare il primo posto a sinistra della scheda.

Tra questo mondo e le logiche della rete e dei social si apre un abisso, che in parte può essere colmato, almeno intervenendo su tre obiettivi: la formazione, la rappresentanza, la catena di comando.

Per un Gesuita la formazione è la quintessenza del pensiero di Ignazio di Loyola: le regole d’oro dell’ascolto, del dialogo, dello studio, immerse però in quella spiritualità cristiana che trova in Gesù e nei Vangeli il referente assoluto, sono la base di quell’appartenenza..

E’ possibile oggi una formazione diffusa, coinvolgente, utile? Certamente e proprio partendo dalle istituzioni civiche, dai Consigli Comunali i cui poteri sono stati ridotti e nascosti e che andrebbero invece ripotenziati, anche partendo da una riforma radicale dell’elezione diretta dei Sindaci, dei Presidenti di Provincia e Regione.

E’ iniziando dai Comuni che si può riscoprire il valore ed anche il gusto della rappresentanza, purchè la sua rappresentatività sia ricca di contenuti ed appunto, di poteri.

Una catena di comando corta o cortissima è la negazione di una democrazia partecipata e connessa alla comunità; va bene per il popolo indistinto ed astratto, va bene per la consolatoria fede nel capo infallibile e provvido, va bene per la disintermediazione dei corpi sociali e politici che si nutrono di cittadinanza attiva, ma non va bene per gli interessi  delle persone.

Quel fare del cittadino un protagonista piuttosto che un consumatore della politica, come ci indica Don Occhetta , comporta per esempio riformare, se non rottamare, il sistema delle primarie; almeno per quanto riguarda la scelta della leadership di partito; una comunità connessa come può ricomporsi ed operare se è parificata e squalificata a chi passa e vota.

Riscostruire poi la politica regionalizzandola: è ovvio che quel che va bene in Veneto o Piemonte, ha delle forti differenze in Campania o Puglia; le classi dirigenti regionali debbono avere un maggior peso sulle scelte nazionali, che debbono essere, nei partiti e nei governi, d’indirizzo, di programma, di linea, mai di dettaglio.

Per Don Occhetta, in chiusura, è facile trovare la chiave di ogni discernimento umano in politica, finalizzato a servire la dignità dell’uomo, nell’evangelico: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro.” (Mt 7,12); ma per noi??

Francesco Chiucchiurlotto