Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO – Assistiamo un poco tutti nell’Alto Lazio al boom turistico di Civita di Bagnoregio con sorpresa, ammirazione e speranza: 850.000 presenze annue sono una cifra considerevole paragonabile ad attrattori turistici nazionali ed internazionali ben più famosi ed importanti.


Il giorno di Ferragosto u.s. mi è capitato di passare a piazzale Battaglini verso mezzogiorno e mi chiedevo cosa avesse spinto migliaia di persone (se ne conteranno a fine giornata 20.000) a stare in fila sotto un sole cocente, in attesa di un bus navetta: famiglie che si tenevano per mano; bambini in collo ai genitori; borse piene di bottiglie d’acqua; abbigliamento da calura emergenziale: uno spettacolo peculiarissimo ed affascinante.

Certo i canali mediatici pervasivi, le mode virali implementate dai social, il trascinamento del “così fan tutti”, le scelte programmate dei tour operators, gli spot televisivi, l’intuizione amministrativa di rendere prezioso con un ticket quello che il gratis banalizzava, insomma il fenomeno CIVITA è formato dalla concomitanza di tutto ciò e di altro.

La candidatura della rupe tufacea a Patrimonio dell’Umanità UNESCO, data per certa, aggiungerà ulteriore fama a Civita ed impulso incrementale al turismo di massa presente.

Ma nel luglio scorso un agile e documentato volume di Giancarlo Baciarello, Edizioni Annulli, “San Bonaventura a Bagnoregio”, oltre ad arricchire le conoscenze biografiche del Santo attraverso un approccio originale sulla sua persona, la sua personalità, i suoi viaggi e soprattutto le sue tracce a Bagnoregio e Civita, apre a mio parere una serie di questioni non molto distanti da quanto sopra descritto.

San Bonaventura nacque nel 1217 a Civita di Bagnoregio e vi rimase per 18 anni, formando quella personalità che avrebbe sviluppato nelle capitali del mondo culturale e religioso dell’epoca: predicatore, settimo successore di San Francesco come Ministro Generale dell’Ordine, di cui codificò la Regola e uniformò la biografia del Poverello d’Assisi; viaggiatore instancabile ed ambasciatore della diplomazia pontificia, poeta e compositore di laudi, ed infine Dottore della Chiesa.

E’ certo che diede i consigli risolutivi ai 19 Cardinali riuniti nel Palazzo Papale di Viterbo nel 1268 che non riuscivano ad eleggere il successore di Papa Clemente IV.

Questa vita così intensa e piena ha prodotto uno spessore culturale enorme per la civiltà italiana e la cristianità, che c’è da chiedersi perché sinora ci si è limitati a manifestazioni, sicuramente importanti, ma legate alla stretta ricorrenza annuale ed all’ ambito locale.

Altra cosa per esempio ad Avila con Santa Teresa, anch’essa Dottore della Chiesa, con manifestazioni internazionali, meeting, convegni, un museo, itinerari ecc.

Accanto ad un turismo di massa, importantissimo nelle attuali dimensioni, ma soggetto all’influenza dei flussi sistemici e con poco valore aggiunto, sarebbe auspicabile e forse più facile di quanto si ipotizzi, lavorare per un turismo di qualità basato sui temi Bonaventuriani, che coinvolga il mondo accademico della patristica, quello delle università umanistiche europee, quello degli itinerari religiosi, quello degli scambi culturali giovanili del Cattolicesimo internazionale.

Per San Bonaventura da Bagnoregio i viaggi non sono terminati, dovrebbero continuare, partendo di nuovo per il mondo dalla Sua Civita.

(Res 103) – Francesco Chiucchiurlotto 20.08.17

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