Pubblicità progresso a cura di noi cittadini adulti per difenderci e difendere i nostri cari, soprattutto se minori, dai social media, i famosi M.A.G.N.A.F.I.T.T. : (Microsoft, Amazon, Google, Netflix, Apple, Facebook, Instagram, Twitter, Tik Tok) reperire e guardare il docufilm “Social Dilemma” e diffonderne la visione, proprio come io sto facendo in questo momento.
Dal 1993 quando internet, la rete di collegamento tra basi militari americane, poi diffusasi ovunque, ha iniziato a condizionare, sicuramente subito in meglio, le nostre vite, oggi dobbiamo lanciare l’allarme che probabilmente siamo ad un passo da una mutazione negativa della specie, proprio a causa dei social media.
Il film di Jeff Orlowsky, che è anche su Netflix, descrive questa evoluzione, che può riassumersi nell’assunto che non controlliamo più appieno il nostro tempo e quello dei nostri figli e nipoti, nè le strategie informatiche che fanno di noi dei prodotti la cui vendita produce a nostra insaputa profitti enormi e che induce in noi lenti ed impercettibili cambiamenti attraverso sofisticatissimi algoritmi.
“Se tu non paghi per un prodotto, vuol dire che il prodotto sei tu” ci dice Tristan Harris designer di Google; ma il prodotto a pagamento è anche quell’induzione nella nostra sfera emotiva e percettiva che forma una nostra opinione.
Qualcuno paga per condizionare le nostre scelte oltre la solita pubblicità o i “persuasori occulti” scoperti negli anni ’70?
Scelte di mercato ma anche scelte politiche, elettorali, concettuali?
Il film lo dimostra attraverso una serie di testimonianze dall’interno del mondo degli operatori e degli scienziati dei social media.
Quando a Justin Rosenstein, inventore del tasto like, si chiede cosa ci sia da fare per proteggerci da tutto questo, lui risponde: “Impedite ai vostri figlio l’uso del cellulare sino ad almeno 16 anni”.
Se penso che i miei nipoti hanno iniziato a 10 e 7 anni, naturalmente insieme ai loro coetanei, a maneggiare quei monolitici attrezzi, ho un senso di smarrimento rispetto a possibilità di controllo e di reindirizzo dei loro comportamenti.
C’è il rischio di bruciare il periodo più critico, ma anche il più fecondo e fondativo, delle nuove generazioni, quello dell’adolescenza, rispetto alla loro formazione culturale, alla loro vita di relazione, alla loro autostima e percezione di un futuro proprio e cercato.
Segnali inequivoci di una deriva verso la resa ad un uso commerciale e politico dei socials, che consapevolmente ci maneggia come prodotti, si avvertono nel dilagare di istinti compulsivi, della manipolazione delle opinioni (dai terrapiattisti ai negazionisti di ogni genere), dei drammatici casi di adolescenti depressi o suicidi.
La risposta, al solito, non può che essere culturale, a partire dal bagaglio che ciascuno ha accumulato nel tempo e che deve poter mettere a disposizione di tutti coloro che non hanno tali strumenti di interpretazione della realtà; ciò in attesa che la risposta chiara e codificata venga dalla Res Publica, dalla scuola, dalla formazione, dalla ricerca, da operatori consapevoli ed attrezzati a dominare i MEDIA ed a renderli utilmente SOCIAL.

 

Francesco Chiucchiurlotto