Walter Veltroni dal 27.X.2007 al 21.II.2009 – Dario Franceschini dal 21.II.2009 al 07.XI. 2009 – Pierluigi Bersani dal 07.XI.2009 (3 segretari in una anno) al 20.04.2013 – Guglielmo Epifani dal 11.V 2013 al 15.XII.2013 come reggente – Matteo Renzi dal 15.XII. 2013 al 19.II.2017 – Matteo Orfini dal 19.II 2017 al 07.V.2017 come reggente – Matteo Renzi dal 07.V.2017 al 12.III. 2018 – Maurizio Martina dal 12.III.2018 al 07.VII. 2018 come reggente – Nicola Zingaretti dal 17.III.2019 al 14.III.2021 – Enrico Letta dal 14.III.2021 a quando non si sa, forse marzo 2023 per fargli completare almeno due anni di durata, forse prima.

Il fatto che in 15 anni si siano succeduti sette segretari e tre reggenti vuol dire che in qualsiasi parte del mondo ed in qualsiasi altro partito si sarebbe preso atto che un’intera classe dirigente, di ogni tendenza correntizia, cultura, provenienza politica, avesse esaurito non solo la famosa “spinta propulsiva”, ma semplicemente coscienza di sé, del proprio ruolo, della propria missione pubblica.

Ebbene il discorso di apertura della Direzione di ieri da parte di Enrico Letta ci dice in modo inequivocabile che si continuerà ancora così, con la fotocopia sbiadita degli stessi interventi, locuzioni, analisi, accenti, che se raccolti assieme dal 2009 ad oggi formerebbero una eccezionale “summa” di inutili ripetizioni, e se ben distribuiti su vari scaffali, una testimonianza ed un monito per le generazioni future che avessero in animo di fare politica.

Il fatto di aver annunciato che non si ricandiderà, dopo aver perduto 800.000 voti, disperso il campo largo e quello stretto, con un governo di destra dalla maggioranza assoluta alle Camere, non ha comportato per Letta una consueta autocritica seguita da un: “Ora tocca a voi rimediare; ho fatto il possibile ed a proposito di campo, ve lo lascio libero.”, come ci si sarebbe aspettato da un leader sconfitto che lascia.

Neanche per idea! Ha esposto i tratti fondanti di una linea di continuità gratuita e apodittica con un aplomb algido quanto il gelo degli astanti, ed una determinazione fuori luogo e fuori spazio.

L’amato simbolo e l’affezionante nome non si toccano; e magari se detto con l’umiltà di un dimissionando ci potrebbe pure stare; ma poi prosegue: niente governi di salvezza nazionale ma elezioni anticipate, come unica lezione appresa dal 25 settembre.

Le primarie, di cui almeno qualche dubbio sulla loro efficacia politica lo hanno quasi tutti, non si toccano e si faranno a marzo: marzo? Chi e come si arriverà a marzo con un lavacro prolisso e vittimistico di cui abbiamo appena assaggiato 10 ore filate di interventi?

Le donne del PD, sempre di meno in Parlamento, verranno risarcite con la conferma delle attuali Capigruppo, senza alcun giudizio di merito, ma così “per celia ed un po’ per non morire”; ma le liste non le ha fatte lui? I collegi sicuri chi li ha distribuiti?

Poi il capolavoro tragicomico del mandato al PD ricevuto dagli elettori per essere “guida dell’opposizione”! Ma se il PD non è stato mai così isolato, chi si farà guidare?

A pensar male …, mi sorge il dubbio che il suo sia stato un intervento di parte, non di un segretario uscente che ha a cuore il destino del proprio partito; un intervento correntizio (Franceschini) rivolto alle altre correnti, con un “embrassons nous” già sperimentato come conservazione degli attuali poteri, con qualche modifica di forma, ma mai di sostanza.

Controprova, la garrula autocandidatura di Paola De Micheli, che avrebbe suscito una qualche ilarità, se non ci fosse da piangere, perché stiamo assistendo alla solita partita a scacchi di cui si muovono i primi pedoni, soltanto che lo scacco matto probabilmente lo subirà ancora il PD.

Francesco Chiucchiurlotto

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