Francesco Chiucchiurlotto

 

VITERBO – Standing ovation a prescindere a Rimini per Matteo Renzi all’assemblea degli amministratori PD, denominata “Città Italia”, un migliaio tra Sindaci, Presidenti e Consiglieri regionali e provinciali, che governano circa il 70% degli enti territoriali italiani, spina dorsale del PD.

Una classe dirigente questa, che più di altre, ministeriali, parlamentari e politiche, ha subito in questi anni attacchi di ogni sorta alle risorse e prerogative a disposizione per garantire funzioni e servizi di prossimità, che ha visto il proprio quadro normativo di riferimento continuamente in balia delle ubbie del ministro di turno, ma Rimini di ciò non c’è traccia.

Eppure in questi ultimi mesi di eventi calamitosi si è ancora una volta constatato come i Sindaci e gli amministratori locali siano i referenti preziosi di prima e di ultima istanza della propria comunità: di prima perché al Sindaco si pensa subito per porre una questione o risolvere un problema; d’ultima perché quando non si ha a chi santo votarsi a lui ci si rivolge.

Eppure in questi ultimi anni ed infine con la riforma costituzionale bocciata al referendum, i Comuni, le Province ed anche le Regioni non sono stati trattati benissimo: i Comuni, in particolare quelli sino a 5000 abitanti che Renzi ha definito “i più fregati” (da chi?), e le Province, ancora non anno recuperato, neanche in parte, i 17 miliardi di tagli subiti; la legge Del Rio ha ridotto le Province ad enti in via di estinzione e creato 14 Città Metropolitane solo di nome e di ambizione ed ora è alle prese con una complessa opera di revisione all’indietro.

Le Regioni, nel frattempo gonfiate negli organici e nelle funzioni amministrative che la Costituzione non affida loro, si interrogano su quale quadro istituzionale di riferimento operare.

Da Rimini Renzi su tutto questo po’ po’ di disastro non ha dato risposte, come del resto, ma volutamente, non lo ha fatto sulle questioni che agitano la politica italiana: legge elettorale e durata del governo Gentiloni.

La standing ovation, cioè l’applauso corale ed incessante che ha spinto tutti ad alzarsi in piedi al suo salire sul
palco, non presupponeva questa necessità di avere risposte; il Partito Democratico di oggi, carismatico ed incantato (vedi puntate precedenti) è stato ancora una volta se stesso, stretto intorno al suo capo, pronto ad essere blandito e rassicurato, ansioso di dargli energia e consenso per riceverne rassicurazione e futuro.

Come era già successo nell’intervento di Bari all’ultimo congresso di ANCI, quasi fotocopia, i temi della comunità e di chi la interpreta al meglio, cioè Sindaci ed amministratori locali; il patto di comunità come idea guida, ma ancora senza contenuti o risorse; i soliti vecchi cattivi, gufi e parrucconi ed oggi i nuovi, gli sciacalli del terremoto; il ruolo di proposta del PD, pena la serie B per l’Italia, ma senza un accenno di progetto concreto; l’Europa maligna che vuole lo 0.2%, indicato tra le risa come il prefisso telefonico di Milano e non piuttosto come il fallimento di una politica economica, e così via narrando.

Incredibilmente ripete identica la citazione fatta a Bari sul libro di Chesterton “Il Napoleone di Notthing Hill”; niente di nuovo quindi, ma oggi veramente e drammaticamente poco.

Francesco Chiucchiurlotto Res (64)

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