Ancora una volta l’Italia è anomalia, laboratorio di eccezioni, oggetto di perché e di percome.

I Verdi avanzano in Europa e nel mondo e dopo il fenomeno Greta Thunberg con una velocità e pervasività rinnovate; le mutazioni climatiche alla fine hanno convinto anche un becero negazionista come Donald Trump; il successo nelle ultime elezioni europee è stato quasi ubiquo, ma dappertutto meno che da noi.

Come mai questa particolare situazione, visto che siamo stati, siamo e probabilmente saremo un laboratorio di innovazione politica come è accaduto nel secolo “breve” XX?

Mi pare interessante provare a dare delle risposte, la prima delle quali è che quando si tratta di valori assoluti che riguardano addirittura la sopravvivenza della specie umana, come l’ambiente, il clima, l’inquinamento, le risorse rinnovabili, i beni comuni come l’acqua, il suolo, il mare, l’aria, l’approccio deve essere vocazionale, esclusivo, militante, purissimo.

Chi si mette a salvare il genere umano non è che ci specula sopra, o prova a fare affari con le grandi holding dell’energia, oppure arriva a compromettersi con quelle della speculazione ambientale.

Pecoraro Scanio, per esempio, Ministro dell’Ambiente dei governi di centrosinistra, entrò in un caso poco chiaro di acquisto di immobili qui da noi presso il lago di Bolsena e non se ne seppe più niente.

Ancora Angelo Bonelli ogni tanto spunta in qualche notiziario, ma con una credibilità vicina allo zero, perché ottenuta qualche cadrega si è eclissato da tempo dalle lotte per l’ambiente.

Potrei proseguire a lungo con gli appartenenti ad un ceto politico “mordi e fuggi” che si sono giocata la credibilità dell’opzione ambientale per la propria personale posizione in ambito parlamentare o regionale.

Per esempio lungo 4 legislature dai tempi di “Voler bene all’Italia” con Rutelli, Ermete Realacci, capo assoluto di Lega Ambiente, ha portato avanti un disegno di legge in favore dei 5547 borghi e paesi italiani..

La cosa è apparsa meritevole di attenzione, ma è stata anche una bandiera che ha caratterizzato tutta la sua carriera politica, facilitandola.

Le legislature si susseguivano con l’approvazione della legge sui Piccoli Comuni in un ramo del Parlamento, poi più nulla; questo per quattro legislature.

Il 27 settembre 2017 finalmente la legge è approvata.

Grandi peana di soddisfazione per l’affermarsi di un principio semplice ma importantissimo, quale quello che i circa 6000 Comuni sino a 5000 abitanti abbisognino di risorse ingenti e mirate per governare il 54% del suolo patrio, circa 10 milioni di abitanti, quanto l’Austria, e per arrestare il pericolosissimo fenomeno dell’invecchiamento, impoverimento, spopolamento delle loro popolazioni.

Senonchè ci si accorge che l’art.1 della legge segna una road map di 120 gg + 60 gg + 30 gg per la formazione di un elenco di 5547 Comuni, che avrebbero titolo a chiedere i fondi stanziati, secondo 12 tipologie i cui parametri di riferimento dovranno essere stabiliti con un decreto concertato con 4 ministeri, ed a rischio ricorsi.

Roba da matti, tant’è che ancora si è impantanati in questi meccanismi, dopo vent’anni di attesa e due dall’approvazione.

Insomma di verde mi pare ci sia solo la vergogna e l’anomalo risultato elettorale lo dimostra.

Francesco Chiucchiurlotto

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