VITERBO – “La riforma del lavoro, anziché “tutele crescenti” produce “ fregature crescenti”. In questi giorni, gli inviati del telegiornale satirico “Striscia la Notizia”, hanno trasmesso le sconvolgi immagini dei servizi di “pronto soccorso” di alcuni ospedali romani, dove centinaia di persone, in attesa di ricovero o di assistenza medica, restano parcheggiate per giorni e giorni sulle barelle o su scomodissime sedie. Immagini che, inevitabilmente, richiamano alla mente anche la situazione del pronto soccorso di Belcolle, sempre alle prese con i gravi e medesimi problemi che, principalmente, derivano dalla mancanza di posti letto nei reparti ospedalieri; uno stato di cose per niente edificante, nonostante la “propaganda zingarettiana” tenti di mascherare le inefficienze di un servizio sanitario regionale ostaggio del famigerato “piano di rientro” che sembra ancora lontano dall’essere sanato.

 

Poi, il problema delle “liste d’attesa”, rappresenta un’altra rilevante complicazione ed è qui che la Direzione Aziendale della ASL di Viterbo si sta giocando una buona parte di reputazione sull’urgenza di ridurne tempi e procedure. Ma, a quanto ci risulta, i vertici aziendali hanno deciso di demandare questo compito non al Personale dipendente, non agli operatori delle strutture sanitarie convenzionate, che vantano una comprovata esperienza professionale ma, con un provvedimento del tutto innovativo e non proprio conforme alle norme vigenti in materia, ad una cooperativa privata che, per come è stata collocata nei compiti finalizzati all’abbattimento delle liste d’attesa, ricorda molto la famigerata “intermediazione di mano d’opera”, assolutamente da deplorare perché determina un vergognoso sfruttamento dei lavoratori, in questo caso professionisti della Sanità.

 

Dove sono finiti gli avvisi ed i concorsi pubblici? – Dove si ritrovano le tutele in ordine alla sicurezza psico-fisica degli operatori sanitari? – Dove è finita la dignità professionale dei dipendenti che, arruolati nelle cooperative, si trovano a svolgere mansioni altamente specialistiche a fronte di misere retribuzioni e con una provvisorietà da far paura agli stessi precari che da anni ricoprono incarichi nei servizi della ASL?

 

FondAzione prende politicamente le distanze da questa tipologia di crescita occupazionale che, al di là della liceità degli appalti e della qualità garantita dalle esternalizzazioni dei Servizi, continua a creare lavoratori non di serie “B”, ma di serie “Z” e, in quanto tali, del tutto fuori luogo in settori così complessi e delicati come quello sanitario. FondAzione si chiede come mai in questioni così importanti, dove si combinano diritti e sicurezza degli operatori e degli utenti, non ci sia stato l’opportuno coinvolgimento delle Parti Sociali e della stessa Politica, con l’intento di ricercare altre soluzioni più idonee a fronteggiare un’emergenza come le liste d’attesa, assolutamente da non estinguere con “ingaggi occupazionali” che contemplano inaccettabili carenze sulla tutela del lavoro e dei lavoratori”.

 

Direttivo comunale FondAzione

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