VITERBO – Quei modesti ruderi che emergono dalla vegetazione sulla Punta Eolo di Ventotene sono quanto rimane delle villa che ospitò l’avvenente e “disinvolta” Giulia confinata sull’isola delle Pontine in una sorta di prigionia dorata dal padre-padrone, nonché imperatore, Ottaviano Augusto (II sec. a.C.) per sottrarla ai pettegolezzi e alle tentazioni della Roma-bene di quegli anni imperiali.

 

Per la verità Giulia, detta Maggiore, è stata una delle donne forti e coraggiose che seppe reagire alle convenzioni del tempo, iniziando a tracciare quel solco che dopo secoli e secoli avrebbe portato alla loro emancipazione.

 

Ce ne parlerà Settimio La Porta, nel secondo dei cinque “Pomeriggi Touring”, il 23 febbraio alle ore 17, ospitati dalla Fondazione Carivit nella sala Conferenze del Museo della Ceramica della Tuscia di Palazzo Brugiotti a Viterbo (via Cavour 67).

 

Quest’anno i “Pomeriggi”, giunti alle settima edizione grazie al gruppo consolare Touring di Viterbo guidato da Vincenzo Ceniti (foto), hanno come fil rouge la donna, anche per onorare la presenza della Fidapa nell’organizzazione dell’iniziativa. .

 

Nel primo appuntamento del gennaio scorso si è parlato di una santa (Giacinta Marescotti). Ora tocca ad una “ribelle” ante litteram cui le donne devono molto per aver saputo scardinare convenzioni ed ipocrisie in un periodo storico non certo favorevole. .

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