Il coraggio di essere normale. Si è rinnovato anche quest’anno l’appuntamento che i ragazzi della rete per la legalità “Giovanni Falcone” ed i loro insegnanti si danno da tempo, per riflettere insieme sui valori cui la loro comunità ha scelto di ispirarsi. Una comunità che conta ormai oltre ventimila aderenti, da ventidue scuole dell’Alto Lazio, che si alternano nella conduzione annuale delle iniziative.

Il 12 dicembre di quest’anno – una data di per sé drammaticamente evocatrice nella recente storia del nostro paese – ragazzi ed insegnanti del “Cardarelli” di Tarquinia e di altre scuole si sono riuniti presso il Teatro comunale Rossella Falk, per incontrare Fiammetta Borsellino, la figlia minore del giudice Paolo Borsellino, ucciso dalla mafia il 19 luglio 1992.

L’incontro è stato introdotto dalla Dirigente scolastica del Cardarelli, Laura Piroli, che ha insistito sull’importanza di non voltare mai le spalle ai soprusi in qualunque forma si presentino, e di non stancarsi mai di ascoltare la storia, umana e professionale, di chi ha percorso la strada della legalità con passione e convinzione, rimando fermo sulle proprie convinzioni di poter partecipare alla formazione di una società più giusta.

L’evento portava in sé l’emozione del ricordo, ma anche la tensione dell’impegno civile. Entrambe queste corde hanno vibrato nell’appassionato intervento di “Fiammetta” (così vuole essere chiamata), che ha saputo muoversi costantemente tra il registro dei ricordi personali e familiari e quello della testimonianza di valori collettivi, in nome dei quali un uomo sceglie di vivere e per difendere i quali gli può accadere anche di morire.

Ma come vive un uomo esposto a queste sfide, quale è il suo rapporto con le persone che gli sono vicine? Un tema, questo, che è stato centrale nell’appassionato intervento dell’ospite ma che è poi tornato molte volte nelle domande dei ragazzi.

La risposta che ha preso forma, fra domande e risposte, si è mossa sul confine tra coraggio e paura. Chi sa che il suo dovere lo chiama a rischiare la vita non può non conoscere la paura: l’importante è che questa non lo paralizzi e non lo trattenga dal fare ciò che deve. La paura è un riflesso naturale, ma può e deve essere arginata dal coraggio. Quel coraggio che spinge un uomo che sa di essere “un morto che cammina” a vivere il proprio lavoro e la propria missione con serenità e che gli consente di essere marito e padre senza trasferire sui propri cari il carico di un’angoscia che renderebbe la loro vita insopportabile.

Il regalo forse più bello che Fiammetta ha lasciato ai ragazzi è stato proprio quello della “normalità” del coraggio. La figura di Paolo Borsellino ne è uscita ancora più umana e per questo più forte come esempio da imitare: anche per chi, per sua fortuna, non deve rischiare la vita per fare il proprio dovere.

Un incontro il cui calore e la cui forza evocativa resteranno a lungo negli animi di coloro che hanno avuto la fortuna di partecipare in teatro e per tutti quelli che vorranno rivedere l’importante testimonianza sul canale YouTube della scuola. Anche questo è la scuola: non solo sede di studio di ciò che è stato, ma occasione di incontri “forti” e capaci di lasciare il segno nelle coscienze.

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