La notizia della pubblicazione della CNAPI (Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee) da parte di Sogin, avvenuta il 30 Dicembre scorso, è un vero e proprio fulmine a ciel sereno. Con la concessione del nullaosta da parte del Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministero dell’Ambiente, la carta progettata da Sogin sulla base dei dati ISPRA è entrata ufficialmente in vigore.

Da questo momento ha avuto inizio la fase della consultazione pubblica che condurrà, nel giro di pochi mesi, all’individuazione definitiva del sito in cui verrà costruito il Deposito Unico Nazionale delle scorie dei rifiuti radioattivi. Con estremo sconcerto e grande preoccupazione siamo venuti a conoscenza, solo il 5 Gennaio 2021, che tra le 67 aree individuate su tutto il territorio nazionale, ben 22 sono situati nella Tuscia. Questo è un numero altissimo, che fa della nostra provincia il territorio più “idoneo” alla realizzazione di questo impianto così pericoloso. 8 delle aree individuate ricadono nel Comune di Tuscania, ed è per questo motivo che il Consiglio Direttivo del Gruppo Archeologico Città di Tuscania è stato convocato con urgenza dal Direttore Alessandro Tizi. Nella serata di ieri si sono riuniti i consiglieri che hanno discusso sulla posizione della nostra associazione nei confronti di quella che è la più grave minaccia alle nostre comunità nella loro storia recente. La posizione assunta dal G.A.

Città di Tuscania è fortemente contraria alla realizzazione del Deposito Nazionale nel territorio della Tuscia, preoccupato del possibile impatto negativo che potrebbe avere la struttura sullo sviluppo agricolo, turistico ed economico. “Per questo motivo – commenta il Direttore Tizi – la nostra associazione ha intenzione di promuovere una grande mobilitazione civica, che coinvolga le associazioni di Tuscania e dei comuni limitrofi, mediante la costituzione di un comitato di cittadini che si opponga al progetto e contesti le scellerate politiche di Sogin. Sono esterrefatto nel leggere le relazioni tecniche pubblicate da Sogin le quali, in fase di individuazione delle aree idonee, certificano che non siano state valutate: la presenza di colture agricole di pregio, il rischio archeologico, il potenziale impatto paesaggistico e addirittura la presenza di sorgenti ed acquedotti pubblici. Siamo pronti a presentare le controdeduzioni al progetto, che illustreremo alla consulta dell’ambiente del Comune di Tuscania e smonteremo punto per punto le illazioni tecniche di Sogin. È iniziato un lungo percorso di mobilitazione e di lotta per la difesa delle nostre terre.”