VITERBO – Il disegno divino dei Veda, vedeva il cane come salvatore dell’uomo e guardiano delle sue sofferenze. A distanza di molti secoli e numerose scoperte, mi sento di poter condividere in parte questa teoria divina.

E’ scientificamente provato che un cane è particolarmente attratto da chi piange, anche se a farlo è un perfetto sconosciuto. Sa chiaramente distinguere i gridolini dai gemiti, le canzoncine sussurrate dai lamenti espressi dall’uomo, insomma sembra che a tutti gli effetti la nostra sofferenza sia motivo di forte interesse per lui.

E’ un suo comportamento solito anche quello di leccare le lacrime di chi sta piangendo, quasi a voler lenire o contrastare quel momentaneo sfogo doloroso.

Chi di noi non ha mai vissuto di persona l’esperienza di avere il cane accanto o addirittura sul letto, quando abbiamo qualche linea di febbre, o magari vederlo incollato ai piedi di una debole persona anziana o cronicamente malata.

Le mie esperienze personali in tal senso sono ormai talmente tante da non poterle di certo lasciare al caso o all’eventistico, l’amore smisurato che riescono a donare all’uomo nel momento del bisogno risulta palpabile e solo chi gli vive accanto può e sa raccontarlo nel giusto modo. Il loro repentino cambiamento di comportamento nel momento della manifestazione del nostro dolore o della nostra sofferenza stupisce qualsiasi scettico e forse, questo loro comportamento, anche a distanza si secoli, ci stupisce e ci spaventa.

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