VITERBO – “Si avvicina a grandi passi una nuova estate e il nostro migliore amico ha una gran voglia, che di certo non riesce a nascondere, di poter giocare in nostra compagnia. Il modo forse più semplice è quello di pianificare le vostre attività coinvolgendolo. Se il vostro cane ama esplorare i grandi spazi aperti, prendete in considerazione gli sport all’aria aperta. Se al contrario il vostro cane ama giocare in acqua, come il Labrador Retriever, o il Terranova, senza dubbio godrebbe di una vostra gita domenicale al lago.

 

Grazie alle Leggi dedicate ed al costante aumento delle adozioni, molte spiagge, parchi e aree di sgambamento cittadine, possono ora divenire luoghi di svago per il nostro cane; può andare al guinzaglio al nostro seguito o scorrazzare gioiosamente socializzando con altri cani, unici requisiti un guinzaglio non scorrevole di 1,5 metri e una museruola unita ai sacchetti per le deiezioni da tenere in borsa per ogni eventualità.

 

Se al vostro cane avete insegnato i comandi di base, al solo scopo di divertirlo e non per nostro uso e soddisfazione, potrebbe essere in grado di praticare le prove di agility. Alcune razze lo hanno insito nelle proprie caratteristiche peculiari, altri, come taluni meticci, provano una gioia immensa nel praticarlo, anche se con risultati non certo da primo premio, ma come avrebbe detto De Cubertin, “l’importante è partecipare” e lasciatemi aggiungere, divertirsi.

 

Se invece il vostro amico appartiene ad una razza da lavoro come il Border Collie, più che un semplice partecipare, si potrebbe puntare alla sfida. Questo però solo se il legame con il vostro cane è realmente forte e magari se lo avete già fatto partecipare ai numerosi corsi per agility, che si tengono in tutte le città.

 

Se infine il vostro cane non è il tipo competitivo, ma al contrario è molto calmo e ama particolarmente la gente, potrebbe aspirare ai lavori socialmente utili come ad esempio, divenire un cane da terapia. I cani possono dare conforto, gioia e affetto a chi si trova in case di cura, ospedali, ricoveri e scuole. Per poter essere utili, basta informarsi presso case di cura o ospedali e scoprire se hanno un programma che riguardi la pet terapy in atto.

 

Sport estremi

 

Molti cani amano giocare al tiro alla fune; si ha motivo di credere che per loro sia il gioco più divertente, forse prima ancora dell’agility. Per la maggior parte dei cani, questo gioco interattivo brucia energia e permette loro di prendere parte all’azione di concorrenza diretta con il loro proprietario. Il tiro alla fune può essere eseguito con un certo numero di oggetti, tra cui guinzagli, cuscini e peluche. Se il ripieno è fatto di fibra di lana o lattice (mai gomma piuma), il fatto che venga strappato o smembrato dai denti del cane è un fattore altamente positivo: lo scopo del cane in questo gioco è vincere ed uccidere la preda, qualunque essa sia, sarà quindi propedeutico lo strumento meno invasivo per afferrare, degustare e uccidere …. il peluche.

 

Esiste ad onor del vero un dibattito sull’incoraggiamento o no di queste particolari manifestazioni di violenza: con i cani ben educati, non mordaci e rispettosi degli esseri umani, non dovrebbe creare particolari problematiche, tuttavia, i cani con evidenti problemi di aggressività verso persone e / o simili, non dovrebbero mai essere impegnati con giochi che possono sicuramente stimolare ancor di più la loro aggressività. Senza dubbio, si tratta di un gioco altamente competitivo per un cane, sia che sia svolto con il padrone che con un suo simile e risulta impressionante in questi casi, la sua forza e la sua destrezza. Io consiglio sempre di giocare al tiro alla fune o giochi similari, solo in presenza di cani che abbiano ben chiaro il comando di “stop” e che abbiano soprattutto un minimo di timore e rispetto nei confronti dell’antagonista. Personalmente, sono propenso a non incoraggiare mai “giochi di guerra”, svolti con i bambini, anche se si tratta del loro cane docile e mansueto; in ogni attimo i ruoli possono uscire dal controllo e far si che il cane, preso dall’estasi del gioco, aggredisca il bambino che poi sicuramente non sarebbe di certo in grado di prendere il controllo della situazione. In questi casi, il trofeo può repentinamente diventare l’arto o il volto del bambino”.

 

Leonardo De Angeli

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