VITERBO – La nostra società ci costringe a volte a ritmi per noi insostenibili, a preoccupazioni o a condizioni non consone, questo ci porta di sovente a prendercela con chi non ha voce, o è indifeso e non può rendicontare le nostre malefatte: i nostri animali domestici.
Leggevo pochi giorni fa del rapporto annuale dei medici veterinari stilato relativamente ai traumi riscontrati sui cani nei vari studi medici. E non ho potuto fare a meno di riscontrare che sono in esponenziale aumento i ricoveri per aggressioni domestiche ed in discesa quelli per traumi causati da diverse motivazioni. Da sempre è noto che i vigliacchi e le persone non dotate di coraggio, sfogano patologicamente le proprie ire su chi non puo’ ribellarsi, donne, bambini o animali che siano, ma difficilmente negli anni scorsi, mi riferisco agli animali, oggetto del mio interesse, si era vista un fiume di inaudita violenza nei loro confronti.

Propedeuticamente picchiare un cane non ha alcun valore, questo lo dico e sottolineo per i vigliacchi che pensano di modificare i comportamenti del proprio animale che essi ritengono errati, con la violenza.

Le percosse non insegnano nulla al cane se non che essi saranno puniti per cose a loro sconosciute; il cane dimentica molto presto le sue “malefatte”, ad esempio, se noi al nostro ritorno a casa troveremo un cuscino sbranato o il tavolo del salone rosicchiato, picchieremo il cane senza che lui abbia la benchè minima idea del perchè lo stiamo facendo, la sua memoria non lo porta ad associare “l’effetto causa”, quindi otterremo solo una soluzione: un cane impaurito e terrorizzato del nostro ritorno a prescindere.

Ma se al contrario riuscissimo a capirlo, ad interpretare il motivo del gesto, che nel momento della realizzazione era ben chiaro nella sua mente, ossia quello di segnalarci a suo modo che la nostra assenza per lui e’ stata troppo pesante e cercassimo di curare questo suo disagio, le cose andrebbero sicuramente meglio per entrambi.

Il cane esprime le sue paure e le sue necessità in modo chiarissimo, forse solo la nostra voglia di sfogarci o la nostra passività nei suoi confronti ci chiudono gli occhi evitando di porci domande e di trovare soluzioni meno violente.

La condivisione di spazi tra uomini e cani è molto difficile e, nella sua integrità, andrebbe spiegata ai proprietari al momento dell’adozione da parte del personale specializzato. La grandezza dell’appartamento, la disponibilità di un giardino, gli orari di lavoro, la presenza o meno di bambini o il livello di accettazione da parte di tutti i membri della famiglia dovrebbero essere il vademecum del personale dei canili o dei volontari che danno un cane in adozione, ma questo troppe volte viene ignorato e, gli effetti non posso che leggerli, come sopra accennato, sui rapporti veterinari.

Leonardo De Angeli
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