«Per tutto il nostro territorio, la nocciola è oggi indubitabilmente una produzione importante, un riferimento per l’agricoltura Italiana e – in particolare – la coltura della provincia di Viterbo si estende ben oltre l’Italia centrale. Ma quale è stata la storia di questa produzione? Quali i soggetti rilevanti e l’organizzazione produttiva? L’esperienza della CONGER può essere la risposta.


Ai primi del ‘900 – scrive Gianni Ginnasi – il nostro territorio era prevalentemente destinato a pascoli e vigneti; se guardiamo, infatti, le prime aereo-fotogrammetrie, con difficoltà scopriremmo coltivazioni a noccioleti anche se la nocciola era presente con alcune varietà autoctone: si pensi alla “
Cecilia“ la più antica varietà trovata dal CNR a Ronciglione utilizzata come impollinatore, o le nocciole “lunghe”; poi è venuta la gentile romana.

Alcune aziende provarono la coltivazione su piccolissimi appezzamenti e, in considerazione della redditività economica, la nocciola prese il posto del vigneto o del pascolo fino a diventare oggi una monocoltura. Un esempio che potrei presentare è infatti quello in cui mio padre, senza dirlo a mio nonno, impiantò uno dei primi noccioleti e poi solo quando ebbe la prima fruttuosa vendita del prodotto, lo rivelò alla famiglia.

Allora le nocciole si coglievano a mano, quindi si passò alla raccolta a terra, ma ancora con le modalità settecentesche della campagna romana: con tante donne che formavano squadre; in quelle occasioni il lavoro diventava racconto, incontro sociale e poi festa. Dopo di che, ogni produttore cercava individualmente un canale di vendita, ma poi ci si convinse che era opportuno scegliere lo strumento della associazione cooperativistica.

Ricordo la cooperativa S. Michele che diede vita alla CONGER cooperativa di produttori di nocciole gentile romana: fu il primo esperimento di aggregazione di questo tipo che vide insieme produttori associati a Confagricoltura  e Coldiretti, grandi proprietari e piccolissimi agricoltori.

Attraverso alterne vicende questa cooperativa è riuscita a costruire un proprio stabilimento di stoccaggio e lavorazione  con un risultato prestigioso di cui dovrebbe andar fiero tutto il territorio: quella cooperativa era diventata fornitrice della Perugina, facendo gustare a tutto il mondo la propria nocciola posta al centro del prezioso bacio.

Questa esperienza fu di reale e vera cooperazione, i proprietari si occupavano direttamente di tutte le fasi della lavorazione e della vendita e nel Consiglio di Amministrazione, alcuni nomi rassicuravano per la loro autorevolezza: Cavazza, Ginnasi, Mordacchini, Pazielli, Santucci.

Cresciuto in un clima come questo che va dal “pionierismo” di una coltura come quella della nocciola gentile romana alle nuove prospettive di questa ricchezza del territorio, mi ritrovo a collegare la storia di questo prodotto attraverso gli anni, con quanto sta accadendo attorno a noi.

Oggi con troppa facilità si tende ad ignorare l’origine primaria e caratteristica di un prodotto, magari a vantaggio di altri non proprio “locali” e così si riscontra che chi dirige il territorio ha permesso l’introduzione della nocciola “giffoni” nel disciplinare della nocciola dop gentile romana senza che alcuno sollevasse la minima rimostranza trascurando il fatto che, ad esempio, la gentile romana ha le migliori proprietà organolettiche per la persistenza di quella pellicina che copre la mandorla.

Con altrettanta disinvoltura si rischia di far scomparire la CONGER e la sua storia di fornitrice di nocciole per il bacio Perugina che certo non si improvvisa.

Una storia di vera cooperazione in cui ogni produttore, grande o piccolo che fosse aveva un punto di riferimento. Ma tutto, a ben vedere e per miopi alchimie commerciali, potrebbe essere annullato, dimenticando quanto conquistato, confondendo storia e qualità di un prodotto con altri cultivar, altre tradizioni che non sono nostre.

Tutti dal piccolo produttore all’associazione di categoria dovremmo riappropriarci della cultura e dei valori del territorio trasformando quello che sembra il tornare indietro in un punto di forza per andare avanti;
i punti di debolezza in punti di forza, le nuove possibilità di coltivazioni sostenibili e le proprietà organolettiche di quella pellicina marrone attorno alla mandorla nella valorizzazione delle migliori sostanze per l’alimentazione del domani».