Elemento imprescindibile nella lotta all’evasione, gli accertamenti fiscali si avvalgono di alcuni strumenti recentemente rimodulati da Equitalia e Guardia di Finanza allo scopo di garantire un controllo più ampio e diffuso sul territorio nazionale. Fra questi, il redditometro, l’anagrafe tributaria e le verifiche tributarie, vale a dire l’intervento diretto presso gli uffici, l’abitazione o i locali commerciali del cittadino/contribuente.

Cerchiamo di far luce sulle fasi nelle quali si articola un’operazione di accertamento fiscale da parte degli organi competenti, analizzando nel dettaglio diritti e doveri del contribuente e possibili esiti della verifica. Per affrontare questo complesso tema, ci siamo avvalsi della collaborazione di uno studio commercialista di Roma, che offre un ampio ventaglio di servizi in tema di consulenza e assistenza fiscale.

La verifica tributaria: modalità di svolgimento

La verifica tributaria s’inserisce nella fase istruttoria dell’accertamento fiscale, momento in cui si raccolgono le informazioni che sono necessarie a procedere: il soggetto passivo d’imposta è tenuto pertanto a tollerare la presenza dell’organo accertatore e le relative attività d’indagine. Anche se percepito spesso come una sorta di blitz da parte della Guardia di Finanza e vissuto come uno sgradevole imprevisto che costringe a interrompere la propria attività, l’intervento diretto da parte degli agenti presso i locali commerciali o aziendali del contribuente, nonché in alcuni casi anche presso la sua abitazione, è in realtà una misura introdotta con la principale finalità di permettere il contraddittorio preventivo e condurre all’adempimento spontaneo del soggetto sottoposto a verifica fiscale.

Quali sono i diritti del contribuente

Introdotto sia dagli artt. 47 e 48 della Carta della Ue, che garantiscono il rispetto dei diritti della difesa nonché il diritto a un equo processo, sia nell’articolo 41 della stessa, che tutela il diritto a una buona amministrazione, il ricorso al contraddittorio si traduce in pratica nel diritto di ogni individuo a essere ascoltato prima che sia adottato un provvedimento lesivo nei suoi confronti. Il principio del giusto procedimento tributario e del ricorso al contraddittorio quale strumento di tutela irrinunciabile del contribuente sono inoltre stati ribaditi da numerose pronunce della Cassazione, fra cui la sentenza n. 19667/2014, che ne ha stabilito definitivamente l’obbligatorietà.

Bisogna tuttavia ricordare che questa attività di indagine è così importante perché prodromica all’emissione dell’avviso di accertamento emesso dall’Agenzia delle Entrate, per cui nel corso della verifica tributaria si rende indispensabile che il contribuente sia messo a conoscenza dei diritti che la legge gli riconosce e che soprattutto sappia come comportarsi correttamente, in modo tale da servirsi convenientemente della propria documentazione fiscale e non rischiare di compromettere la sua difesa.

Come affrontare le diverse fasi della verifica tributaria

Contenute nell’art. 52 D.P.R. del 26/10/1972, n. 633 e succ. modificazioni e integrazioni, le norme che regolano il potere di eseguire accessi, ricerche, ispezioni, verificazioni e ogni altra rilevazione ritenuta utile per l’accertamento delle imposte, regolano le varie fasi della verifica cui è sottoposto il contribuente.
La Legge prevede diversi regimi di autorizzazione a seconda del luogo in cui avviene l’accesso. Regole che se non rispettate possono anche portare alla nullità degli atti compiuti dalla Guardia di Finanza nell’esercizio delle sue funzioni.

Nel caso in cui le ispezioni, le ricerche si svolgano nei locali adibiti all’esercizio di attività commerciali, basta che gli agenti siano in possesso di un ordine di accesso rilasciato dal capo dell’Ufficio tributario, mentre se le perquisizioni avvengono presso l’abitazione del contribuente è necessaria una specifica autorizzazione del Procuratore della Repubblica, a salvaguardia del diritto di inviolabilità della persona e del suo domicilio. Regola, questa, valida anche per i cosiddetti locali promiscui, cioè quelli che si prestano nello stesso tempo a luogo di affari e domicilio.

Eseguite le operazioni di accesso, si può passare alla fase della ricerca, la quale consta degli atti finalizzati a recuperare e acquisire tutto il materiale utile all’accertamento dell’imposta e alla repressione dell’eventuale evasione fiscale, fra cui libri, registri, documenti e supporti informatici (art. 52 del decreto n. 633/72). Materiale che solitamente i verificatori chiedono al contribuente di mostrare spontaneamente e che ricercano in maniera autonoma soltanto qualora il materiale esibito dovesse risultare lacunoso. Da tenere presente che in caso di mancata consegna, libri, scritture contabili, documenti e registri che il contribuente si è rifiutato di esibire non potranno più essere valutati a suo favore in un momento successivo (5° comma dell’art. 52 del D.P.R. 633/72).

All’attività di acquisizione di documentazione e materiale vario, segue l’adempimento di controlli più strettamente tecnici definiti in termini di ispezioni, verificazioni e altre rilevazioni. Un insieme di riscontri che vanno a comporre quella che si risolve come fase documentale, vale a dire il momento dell’analisi e dell’accertamento di tutta la documentazione reperita e del raffronto di tale documentazione con le prove raccolte precedentemente grazie all’ausilio di diversi strumenti.

La fase conclusiva della verifica: il Processo Verbale di Constatazione

Elemento caratterizzante la fase conclusiva della verifica fiscale eseguita dalla Guardia di Finanza, il Processo Verbale di Constatazione (PVC) è un atto pubblico attraverso cui si formalizzano quelle che il soggetto verificato ritiene constatazioni errate e che “fa piena prova fino a querela di falso” (art. 2700 del Codice Civile). Riportando tutto ciò che è emerso nel corso dei vari controlli eseguiti dell’autorità competente, comprese le dichiarazioni rilasciate e le persone terze interpellate nelle diverse fasi della verifica, il PVC deve essere sottoscritto sia dal verificatore sia dal contribuente (obbligo ribadito dal recente Manuale Operativo in materia di contrasto all’evasione). Eventuali osservazioni, obiezioni o richieste di chiarimento devono essere presentate dal contribuente entro 60 giorni dal ricevimento del PVC, mentre l’emanazione di un avviso di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate dovrà seguire non prima che siano passati 60 giorni dalla chiusura del PVC

Cosa succede se il soggetto verificato si rifiuta di sottoscrivere il PVC? È possibile impugnare l’avviso di accertamento? Conviene presentare le proprie eccezioni prima di sottoscrivere il PVC oppure è meglio farle valere successivamente?

A questi e altri quesiti relativi al momento della verifica sapranno dare sicuramente una risposta articolata ed esauriente i professionisti del settore tributario, che consigliamo vivamente di interpellare per evitare di commettere errori e imprecisioni che potrebbero compromettere un esito soddisfacente dell’accertamento fiscale.

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