VITERBO – Picchiare il nostro cane risulta di sovente la forma più veloce per noi di comunicare e contestare un suo errore, ma il più delle volte è soltanto l’unico modo che abbiamo per sfogare i nostri nervi causati dall’errore stesso, usandolo troppo spesso come una forma di punizione piuttosto che di disciplina.

La domanda che a questo punto ci porgiamo sorge del tutto spontanea: la tecnica della violenza funzionerà o no? Per rispondere a questa domanda, dobbiamo considerare il modo in cui i cani imparano e reagiscono. Se da un lato è pur vero che essi apprendono attraverso il condizionamento, bisogna tenere conto altresì, che essi ripetono o correggono i comportamenti che li premiano ma tendono a reprimere con violenza o estrema sottomissione quelli che gli provocano dolore.

Sulla base di questo, automaticamente nascono due scuole di pensiero per formare il cane problematico – premiare l’obbedienza con sistematiche tecniche educative o colpirlo e reprimerlo con le percosse.

Quest’ultimo scoraggerà sicuramente il cane dal ripetere l’errore o le azioni a noi non gradite, ma ottenendo sempre un risultato spiacevole (dolore appunto), attenuerà forse il comportamento scorretto, ma il rischio di reazioni indesiderate è realmente elevato.

Il nostro cane comprende perfettamente che il suo dolore è generato da noi e non è un risultato naturale delle sue azioni. Di conseguenza, può finire per apprendere la lezione nel modo più sbagliato.
– se lo si colpirà in modo troppo debole, il nostro messaggio potrebbe essere interpretato come un gioco divertente e potrebbe indurlo nostro malgrado, a reiterare il comportamento scorretto in modo più frequente;
– la troppa forza potrebbe però provocare la paura dell’aggressione e la reazione del cane sarà certamente violenta nell’immediato ed in seguito potrebbe trasformarsi in fughe o in reazioni eccessive persino all’atto delle semplici coccole, paure eccessive in presenza di rumori improvvisi o semplicemente del solo gesto di alzare la mano.

A quel punto verrebbe naturalmente a mancare quell’importantissimo anello che contraddistingue la reciproca fiducia cane-uomo e quando il proprietario, o una persona estranea tenteranno di avvicinarlo, per lui il messaggio sarà chiaro, quindi per evitare il dolore starà lontano dalla gente, ringhiando e mordendo.

Inoltre, se infliggiamo la punizione con ritardo o comunque non con una buona tempistica, il nostro cane può facilmente dimenticare la sua marachella e confondersi sul motivo per cui viene punito. A quel punto la sua reazione sarà certamente amplificata ed in caso di animali di grandi proporzioni, certamente molto pericolosa.

Come possiamo allora ottenere dai nostri cani comportamenti consoni, educarli senza per forza di cose essere violenti?

La risposta sta nell’altra scuola di pensiero e di disciplina del cane, vale a dire tecniche basate sulla ricompensa. Contrariamente a quanto alcuni possono pensare, i metodi basati sulla ricompensa ci permettono senza rischi e senza controindicazioni di guadagnare la leadership del “branco” attraverso il corretto controllo delle nostre risorse.

Iniziamo con il controllare naturalmente tutte le abitudini ed i bisogni del nostro cane. Ad esempio, decidiamo noi quando camminare, quando mangiare, quando giocare, quali giochi e quando deve dormire.

Non abbiamo le loro stesse forze fisiche, le nostre mandibole non sono molto forti. In un vero concorso fisico, sappiamo perfettamente di aver perso in partenza, dobbiamo giocare quindi sui nostri punti di forza umani. Possiamo aprire e chiudere le porte, possiamo comprare cibo, giocattoli e altre cose buone, possiamo aprire sacchetti sigillati, lattine, bottiglie e altro ancora, possiamo inoltre motivare, costruire e sviluppare piani a lungo termine.

In sostanza, le nostre capacità umane ci danno il controllo di tutte le cose di cui il nostro cane avrebbe bisogno o desidererebbe. Questo ci eleva naturalmente, nonostante tutti i nostri megagalattici errori, leader naturali, perché controllando le risorse, controlliamo il suo comportamento. Un cucciolo può permettere ad un cane adulto di correggerlo inizialmente, ma quando cresce, può imparare a rispondere in natura con l’aggressività. Per questo motivo è bene non permettere mai che i nostri cani si correggano violentemente a vicenda. Come leader del branco, dovremmo impostare le regole e imporle attraverso il controllo delle risorse. I loro conflitti dovremmo sempre risolverli in modo equo e coerente, che non comporti ferite, o violenze esagerate.

Ci sono molte cose che i cani fanno tra loro e con altri animali, che dobbiamo gestire, reindirizzare e riqualificare.

Le tecniche basate sul dolore possono quindi (forse) fermare i comportamenti problematici a breve termine, ma non sono di certo il metodo più efficace per la disciplinare il cane.

Al contrario, i metodi basati sulla ricompensa sono più sicuri, in quanto c’è poco pericolo che il nostro cane diventi timoroso, aggressivo o stressato, non si provoca alcun dolore, ma semplicemente si dispensano solo i premi che ha guadagnato.

In definitiva, la formazione basata sulle risorse ci permette di forgiare un legame più forte con lui e lo rende più responsabile.

Leonardo De Angeli