“La storia in piedi. Mi sento di definire così – scrive il Prof. Alberto Puri, Docente di Lettere I.C. Montalto di Castro – i testimoni di vicende e periodi storici che raccontano ciò che hanno visto e vissuto.
I manuali di storia sono scritti in terza persona, si sa, espongono ricostruzioni di avvenimenti, date, personaggi, fatti, cause e conseguenze. La testimonianza storica, invece, fa entrare in mezzo ai fatti il portato individuale (si dice così) di chi li ha vissuti quei fatti, e li racconta per iscritto, o ne parla al cospetto di altri che non si accontentano di un saggio stampato.
È la storia in piedi, appunto. Viva, sorprendentemente attuale, gravata dagli anni e allo stesso tempo lucida, potente, capace di traghettare il passato lontano nel presente con la forza della parola detta e dello sguardo rivolto a chi ascolta.
Un lungo preambolo per introdurre un nome, Elena Servi, classe 1930, cittadina italiana, cittadina di Pitigliano, ebrea, testimone della Shoah, testimone lucida delle leggi razziali del 1938, e di ciò che ne è conseguito. Una signora di quasi novanta anni che parla agli adolescenti di terza media e agli adulti presenti per quasi quaranta minuti, in piedi, per sua scelta. E racconta di sé bambina, della sua famiglia, di come si viveva in quel periodo; spiega la discriminazione razziale come non l’avevamo forse mai intesa. È minuta la signora Elena, ma è un gigante quando parla.
È il 31 gennaio 2020, mattina, orario scolastico. Presso la Scuola Media di Pescia Romana si svolge una intensa celebrazione organizzata dall’Amministrazione comunale di Montalto nella persona dell’Assessore Silvia Nardi, in accordo con l’Istituto Comprensivo della città. Il tema di fondo è la giornata della Memoria; in realtà è solo l’abbrivio per parlare di diversità, di storia, di territorio montaltese, di migrazioni, di valori e disvalori (come l’odio, che genera discriminazioni a qualsiasi latitudine). E ancora: di confini, di viaggi in mare, di profughi, di Terra Promessa.
Che bella opportunità per i ragazzi dell’I.C. di Montalto di Castro! Che privilegio per gli insegnanti della scuola, per i genitori intervenuti e per tutti i presenti.
L’incontro avviene a Pescia Romana, non per caso. Parte della cerimonia si sarebbe dovuta svolgere in spiaggia, ma il maltempo non lo ha consentito. Pochissimi sanno che il lido di Pescia è stato sede, nel dicembre del 1947, dell’imbarco su un bastimento di circa 530 profughi ebrei scampati alla Shoah, con destinazione la Palestina. Ne parla Ada Sereni nel libro “I clandestini del mare” (Mursia editore). Dunque Pescia Romana come luogo simbolico e per nulla astratto per parlare di memoria. Non solo. Nelle riflessioni che sono emerse durante la manifestazione, gli studenti e i loro insegnanti hanno voluto creare un parallelo tra la Terra Promessa di biblica memoria e la stessa terra di Pescia Romana, a suo modo “terra promessa” per tutti coloro che dagli anni Cinquanta del secolo scorso fino ad oggi sono migrati in questo territorio, in cerca di futuro migliore e di lavoro più dignitoso. Ci sono stati alunni che hanno riflettuto su questo parallelo, dicendo che questa è storia loro; c’è perfino chi ha detto: «Prof, essere migranti non è una parola astratta per me, il babbo ha affrontato il viaggio in mare per venire qui».
Di qui i simboli del viaggio dell’emigrazione, tenuti in bella vista nella palestra della scuola dove si è svolta la cerimonia: due valigie in cartone pressato, autentici contenitori di vita per un sopravvissuto, o un profugo. Di qui i disegni realizzati dagli alunni sulla tematica “confini”, e le tante letture svolte dai ragazzi, fino al momento particolarmente solenne in cui tutti gli studenti, ad uno ad uno, in fila, hanno pronunciato ciascuno il nome di un non sopravvissuto alla Shoah.
A fare da cornice solo il suono di una piccola campanella, e il silenzio intorno a noi.
Risuonano, per noi presenti alla manifestazione, e più che mai per la signora Elena Servi, le parole di una delle insegnanti che hanno preparato i ragazzi: “Il passato non è garanzia del presente, né per gli ebrei né per il resto del mondo”. Profondamente vero, soprattutto oggi”.