L’endorsement, cioè il prendere aperta posizione, sul referendum di approvazione del taglio dei parlamentari, da 935 a 600, da parte del gruppo editoriale Repubblica- Espresso non mi è piaciuto e non mi ha convinto.

Senza fare dietrologia e schematizzando a costo di sacrificare una corretta dialettica, mi pare che il cambio di proprietà del gruppo abbia impresso un lento ed impercettibile movimento verso posizioni conservatrici, moderate e centriste; infatti nel caso di un si e di un no tutto sommato di relativo peso epocale, sarebbe stato sufficiente esporre le ragioni di ciascuna parte in modo lineare e documentato.

Infatti la scelta editoriale per il NO non ha impedito a firme pesanti, da Zagrebevsky ad Ainis di esporre quella per il SI’.

Allora siccome che sull’ultimo numero dell’Espresso  fanno bella mostra di sé, sin dalla copertina, “100 opinioni 100” per il NO, da intellettuali a personaggi dello spettacolo, dell’arte e delle professioni, mi sono impegnato non solo a leggerle, ma a catalogarle e quindi commentarle.

Il tutto è preceduto dal fondo editoriale di Marco Damilano, che per quanto parta dalla Magna Charta del 1215, e dal “no taxation without rappresentation” e dimostri come oggi i diritti di rappresentanza siano in pericolo, non riesce, almeno per me, a legare il tutto il No al taglio.

Ho quindi dalla lettura delle cento opinioni tratto delle categorie motivazionali e calcolato la loro percentuale: 1) la difesa della rappresentanza è nel 33% delle dichiarazioni per il NO – 2) contro l’antipolitica ed il populismo il 20% – 3) la difesa della Costituzione il 19% – 4) la necessità di qualità nel Parlamento il 15% – 5) mancanza di un contesto generale di riforme il 13% .

Poi ci sono piccole perle come quella di Gene Gnocchi: ”Voto NO per difendere il posto di lavoro dei miei colleghi comici che siedono in Parlamento”; oppure Marco Cappato che ignorando l’attuale Parlamento di soli nominati dice:” Tagliando gli unici che sono eletti da qualcuno, si favorisce l’irresponsabilità del potere”; oppure Massimo Ghini che equivoca: “ Quando i Costituenti decisero il numero dei seggi non lo fecero a casaccio”, infatti è vero ma nel 1963 il Parlamento se li aumentò a prescindere da quel dibattito e li fissò in 630 2 315.

Ancora: Roberto Vecchioni: “Voto NO perché non è questo il problema”; Francesco Archibugi, che non sa delle liste bloccate: “Siamo scontenti dei Parlamentari? Scegliamoli meglio!”

Insomma le motivazioni addotte per il NO, rispettabili come tutte le opinioni, sono facilmente confutabili perché sulla rappresentanza non capisco cosa ci sia da temere, visto che mai storicamente come oggi, con la vigente legge elettorale, si è registrata una così netta distanza tra elettore ed eletto, il quale risponde soltanto a chi l’ha posizionato in lista.

La qualità al contrario la si può ottenere con la concorrenza indotta dal taglio; mentre è il sì che apre a possibili riforme di contesto, mentre il no congelerebbe riforme e legge elettorale; quanto ai rischi per la Costituzione direi che ogni tanto bisognerebbe leggerla, in particolare l’art.67 sulla rappresentanza della “nazione” ed il 49 sul regime giuridico dei partiti.

Il SI’ apre il No chiude, tertium non datur!

Francesco Chicchiurlotto