Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO – Segretario politico di un partito è colui che lo rappresenta, lo gestisce, lo caratterizza, cioè lo guida; leader di un partito politico è colui che lo rappresenta, lo gestisce, lo caratterizza, lo guida, come suggerisce il vocabolo inglese.
Dire che qualcuno si dimette da Segretario e non da leader è dire una sciocchezza.
Oppure bisogna andare a cogliere dei significati reconditi, dei retro pensieri, delle mistificazioni, del tipo: mi dimetto perché non ne posso fare a meno, ma continuo a comandare; quelli che ho nominato, promosso, beneficiato, intanto se ne ricordino, poi con un po’ di pazienza attendano il mio ritorno, più o meno imminente e prodigo.

Vincitore è colui che vince, chi raggiunge l’obiettivo prefisso, chi taglia per primo un traguardo, chi consegue un successo, chi dice quel che pensa e fa quel che dice, ecc. ed è una prerogativa indispensabile per un leader; un leader perdente è una contraddizione in termini.

Se poi l’obiettivo per una vittoria è la maggioranza in una competizione elettorale, cioè il 50%+1, e nessuno ci arriva, nessuno è vincitore e chi ne parla dice una evidente sciocchezza.

Stare poi all’opposizione significa che c’è qualcosa o qualcuno cui starci, cioè una maggioranza, un governo, una egemonia, un potere affermato; stare all’opposizione del nulla, non è sciocco?

Perché in pochi mesi si è più che dimezzata la percentuale elettorale del PD, sconfitta dopo sconfitta, visto che gli 80 euro, la riforma costituzionale, lo sfondamento del debito pubblico, la Buona Scuola, i numerosi e fantasiosi bonus, si dice ancor oggi che fossero tutti provvedimenti azzeccati e da difendere? Anche in questo caso mancano parole logiche e significanti.

E’ incredibile come ad ogni piè sospinto si rivendichi ancora la panacea della riforma costituzionale, dimenticando che il Senato conservava poteri d’interfaccia con la Camera, come le questioni UE, le più importanti; con soli 21 Sindaci su 8000, per spacciare il Senato “delle Autonomie”; con la famigerata clausola di supremazia, che avrebbe accentrato i poteri su un organo monocratico come il Presidente del Consiglio, che avrebbe assegnato competenze e limiti regionali e comunali a sua discrezione; con la salvaguardia delle sperperantissime Regioni a statuto speciale; con il colpo di mano per l’elezione del Presidente della Repubblica, per non parlare della logorroica formulazione delle funzioni parlamentari, che ne avrebbe impantanato, tra ricorsi e ostruzionismi, la sua futura attività.

Ma soprattutto gli Italiani, moltissimi, hanno capito la trama verticistica ed autoritaria che sottintendeva la riforma e l’hanno respinta in modo inequivocabile, perché anche in quel caso le parole non corrispondevano ai contenuti ed alla realtà, ma alla boria renziana.

La politica è fatta di parole; certo anche di immagini, di carisma, di fortuna, ma soprattutto di parole; e quando le parole non corrispondono al vero che comunemente si discerne e si accetta, per chi le pronuncia non va a finire bene; il Renzismo ne è prova evidente!

Quando il saggio indica la luna, lo sciocco guarda il dito; quando il furbo vuol far passere il proprio dito per la luna, qualche sciocco abbocca, ma finge di farlo anche chi è in mala fede e chi ha qualcosa da guadagnarci!

Francesco Chiucchiurlotto (Res 155)
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