Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO La palese incostituzionalità della legge Delrio relativamente ai due commi “in attesa di…“ riguardanti le Province e le Città Metropolitane, aveva una ratio basata sulla pessima opinione pubblica maturata sia sul funzionamento delle prime che sull’impasse applicativa, sin dalla legge 142/90, delle seconde.

Si impone quindi una attenta riflessione affinchè l’occasione di sanare l’incostituzionalità derivante dall’esito del Referendum del 4 dicembre 2016, sia quella di una ricostruzione armonica del rapporto tra i liveli istituzionali indicati dall’art.114 C. come componenti equiordinate della nostra Repubblica; è la riforma più urgente perché apre alle altre.
La pessima e meritata opinione sulle Province derivava sostanzialmente da problemi di rappresentanza e di efficacia dell’azione amministrativa prodotta.
Sedevano in Consiglio Provinciale, organo di indirizzo e controllo, gli eletti in liste espressione dei partiti nazionali e più raramente in liste civiche, tra i quali numerosi amministratori comunali (Sindaci, Assessori, Consiglieri Comunali) che accentuavano, anche all’interno del proprio collegio elettorale, le caratteristiche campanilistiche e municipaliste della loro presenza.

Ma soprattutto inficiavano ed ostacolavano quelle proprie del governo provinciale, protese ad una visione complessiva ed organica dell’intero territorio, al coordinamento delle presenze istituzionali comunali ed intercomunali, all’erogazione armonica di servizi a rete e d’area vasta, all’associazionismo di servizi e funzioni comunali.

Inoltre l’appartenenza politica, unita ai casi di rappresentanza comunale, rendeva frammentaria ed inefficiente una prassi amministrativa ben lontana da un programmato ed omogeneo governo del territorio.

Uno dei pochi meriti della Legge Delirio è stato quello, attraverso l’elezione di secondo grado da parte dei Sindaci, di rendere visivamente e strutturalmente le Province come la “Casa dei Comuni”.

Ciò significa che per la prima volta tutti i Comuni di un ambito provinciale avevano (certo lì in numero limitato) la possibilità di essere protagonisti dell’ente intermedio tra il livello comunale e regionale; laddove poi, all’interno della potestà statutaria e regolamentare, si fosse istituita una Conferenza di tutti i Comuni per esprimere pareri obbligatori sui bilanci e lo statuto ed organizzarsi con proprio regolamento, le conseguenze positive sarebbero state notevoli.

Non c’è dubbio che oggi il suffragio universale va ripristinato ai sensi del TUEL precedente; ma per conservare l’ effetto benefico di “Provincia Casa dei Comuni” si potrebbe operare con una riserva di elettorato passivo in favore di Sindaci e Consiglieri Comunali, per la costituzione del Consiglio Provinciale, organo di indirizzo e controllo dell’ente.

Il Presidente e la Giunta Provinciale, come avveniva ante-Delirio, possono anche (per libera scelta di chi presenta le liste) derivare dalla politica.

Si potrebbe proporre quindi che l’art.1 di un possibile disegno di legge reciti:

Art.1
(Elezione diretta del Presidente della Provincia e del Consiglio Provinciale)
1. Il Presidente della Provincia e i Consiglieri Provinciali sono eletti a suffragio universale e diretto con il sistema elettorale previsto dagli articoli 74 e 75 del TUEL.
2. I Consiglieri Provinciali sono eletti tra i Sindaci ed i Consiglieri Comunali dei Comuni appartenenti alla Provincia.
3. L’Assemblea Provinciale di tutti i Comuni appartenenti alla Provincia, esprime pareri obbligatori sui bilanci dell’ente, sullo Statuto e su quanto in esso previsto, e si dota di un proprio regolamento.
4. All’articolo 1 della legge 7 aprile 2014 n°56, i commi da 56 a 78 sono abrogati.

La stessa cosa per le Città Metropolitane.

I vantaggi sarebbero notevoli, perché la rappresentanza territoriale viene esaltata e quindi facilitata la funzione di coordinamento; la presenza organizzata e regolamentata di tutti i Comuni nell’Assemblea Provinciale, consente di semplificare ogni forma aggiuntiva di istituzioni, rappresentando essa un Ambito Territoriale Ottimale per servizi a rete e d’area vasta che può armonicamente e coordinatamente articolarsi in sub ambiti, come quelli importantissimi delle Unioni di Comuni Montani, da rilanciare e finanziare per nuovi servizi.
Tutta la materia dell’associazionismo di servizi e funzioni (ed altre materie di natura ed interesse regionale) può essere demandata ad una Conferenza Provinciale ed a una Conferenza Interprovinciale, con dentro la Regione, ai sensi degli articoli 4 e 5 del TUEL.

La “Provincia Casa dei Comuni” può poi procedere, insieme alla Regione di riferimento, ad attuare politiche di semplificazione delle sovrapposizioni istituzionali maturate nel tempo, di decentramento funzionale e virtuoso, di rafforzamento delle istanze territoriali nei confronti dello Stato e della UE.

Tornare semplicemente allo status quo ante non sarebbe apprezzato dall’opinione pubblica e dagli elettori, ma percepito come un ritorno ad un passato ampiamente criticato e condannato ed alle vecchie disfunzioni.

Presentare una riduzione dei livelli istituzionali locali, da tre: Regione, Province, Comuni, sostanzialmente a due: Regione e Comuni con la loro “Casa provinciale”, darebbe un segno di novità, di semplificazione ed efficienza.

Francesco Chiucchiurlotto (Res 171)
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