Certo, in tutto il mondo è la politica a determinare il corso delle cose e su di essa oceani d’inchiostro hanno cercato di analizzarla, definirla, descriverla, interpretarla, divinarla.

Tra le migliaia di definizioni della politica, mi frulla in testa da qualche tempo questa: “La politica è quella cosa che del niente fa qualcosa e rende qualcuno un signor nessuno.”

I miracolati del Papeete, (mai visto in natura un tale concentrato di arroganza, supponenza, stupidità) li conosciamo: sono quelli che stanno da allora al governo e che dal niente sono ora qualcosa; ed il loro Premier, un vero Signor Nessuno, è oggi sicuramente Qualcuno.

Ma la politica è anche altro, è per esempio ”L’arte del possibile”, e quindi nella situazione data, che non esitiamo tutti a definire drammatica, dovrebbe “poter” fare il bene della nazione e del popolo sovrano, essendosene nel frattempo create le condizioni, anche con i fondi europei, quelli canonici e strutturali del settennio 2021 – 2027, e quelli straordinari MES e Recovery Fund.

Il primo richiamo alla saggezza è rendere ogni scelta pragmatica: quei soldi ci servono, prendiamoli e soprattutto preoccupiamoci non della Troika, ma di spenderli bene.

Per spenderli bene dobbiamo assolutamente capire, conoscere, interpretare i tempi in cui operiamo, che sono quelli della pandemia, che sono tempi ancora lunghi che ci offrono una occasione irripetibile, la possibilità di cambiare in meglio; mi pare che in lingua cinese il vocabolo che indica la crisi significhi anche opportunità; ecco dobbiamo cogliere le opportunità che ci si presentano.

Un esempio significativo di cambiamento dei nostri stili di vita, collegati al nostro sistema economico è quello dello smart working, pessimo inglesorum per definire il lavoro da casa.

E’ di tutta evidenza che il lavoro da casa è possibile ed anche auspicabile in tanti comparti e settori a cominciare da quelli impiegatizi, con risparmi significativi sia in termini economici che sociali.

Proviamo ad immaginare la giornata di un impiegato o di un operaio specializzato o di un informatico di startup innovativa.

Si reca al lavoro con la propria auto più o meno inquinante; oppure usa dei mezzi pubblici, treno, bus, metropolitana, più o meno congestionati; fa pausa pranzo non certo col fagotto casalingo di pane e frittata di una volta, ma va in locali specializzati in ottime performance gastronomiche, magari nel tragitto compra un libro in stazione o una giacca nel negozio davanti all’ufficio, o il rossetto per la moglie nella boutique griffata.

Quindi il nostro uomo spende e consuma, cioè alimenta una domanda indispensabile a far girare la nostra economia; ora la scelta davanti ad un’inevitabile, prima o poi, fine pandemia sarà quella di tornate alle vecchie abitudini o di risparmiare risorse significative da impiegare dove servono, riconvertendo il settore dei trasporti, della ristorazione, del ristoro, del commercio, conservando i vantaggi, in tutto o in parte del lavoro a casa?

Chi saprà con coraggio cogliere questa opportunità; chi creerà nuova occupazione senza perdere in diritti e in qualità dei prodotti e dei servizi; chi sarà coraggioso ed innovativo, sarà vincente.

Mi pare che l’argomento meriti altri approfondimenti.

Francesco Chiucchiurlotto