La Regione Lazio avrà a disposizione oltre 7 milioni di euro per per avviare lo screening gratuito dell’epatite C. In quale modo dovrebbero essere ripartiti questi fondi per rispondere al meglio ai bisogni dei pazienti? A fare chiarezza è stato il Dottor Roberto Monarca, Dirigente, Centro di Riferimento Territoriale per le Malattie Infettive – Ospedale Belcolle – ASL Viterbo, intervenuto in occasione del corso di formazione ECM sulla gestione dei tossicodipendenti con epatite C, organizzato dal provider Letscom E3 con il contributo non condizionante di AbbVie.

Il corso, dal titolo ‘Malattia da Hcv ai tempi del Covid – L’impegno della Asl Viterbo verso l’eliminazione del virus’, rientra nell’ambito di ‘Hand – Hepatitis in Addiction Network Delivery’, il progetto di networking a livello nazionale patrocinato da quattro società scientifiche (SIMIT, FeDerSerD, SIPaD e SITD) che dal 2019 coinvolge i Servizi per le Dipendenze e i Centri di cura per l’HCV afferenti a diverse città italiane.

Il Dottor Monarca ha spiegato che “innanzitutto è molto importante avere fondi aggiuntivi per raggiungere gli obiettivi che si è prefissata l’Organizzazione mondiale della sanità, ovvero risolvere entro il 2030 il problema della pandemia da epatite C come minaccia pubblica. Per fare questo bisognerà andare ad intercettare tutti i pazienti difficili da trattare e da raggiungere, i cosiddetti ‘hard to reach’, far emergere il sommerso di quanti sono affetti da epatite C, diagnosticarli come viremici e trattarli con i farmaci che adesso abbiamo a disposizione e che hanno una eccezionale tollerabilità ed un’eccellente risposta come tasso di eradicazione”.
Il Dottor Monarca ha tenuto a sottolineare che “tutti i farmaci sui quali oggi possiamo fare affidamento raggiungono percentuali elevatissime, oltre il 90%, fino al 95-98% di eradicazione dell’infezione”.

Al corso ha preso parte anche il Dottor Sergio Belsanti, Dirigente Medico, Ser.D. Tarquinia – ASL Viterbo, che ha dichiarato: “Nel servizio in cui lavoro sono presenti sacche di popolazione difficilmente screenabili con i mezzi tradizionali e, dunque, il test rapido può certamente essere una buona opzione per poter far accedere allo screening anche persone che, normalmente, sfuggirebbero dai programmi tradizionali”. Belsanti ha proseguito informando che “per la popolazione che afferisce ad un servizio per le dipendenze è molto importante non fermarsi allo screening del singolo paziente ma allargare lo stesso sia alle famiglie, sia a tutti gli ambiti nei quali questi pazienti operano” e ha dichiarato che “si potrebbero utilizzare i finanziamenti anche per l’elaborazione di programmi che in qualche modo permettano di realizzare screening più mirati”. Il medico ha poi precisato che “è importante sensibilizzare, perchè da questo punto di vista la conoscenza è ancora piuttosto scarsa, ossia le persone spesso non sanno cosa debbano fare. Credo, dunque, che educare e invogliare le persone a farsi screenare possa davvero essere una carta vincente”. Il Dottor Monarca ha poi aggiunto che “storicamente la nostra struttura si occupa di un grande numero di pazienti. Negli ultimi 30 anni ne abbiamo arruolati circa 2.000”. E i risultati non mancano. Lo confermano le percentuali di guarigione ottenute grazie ai nuovi farmaci. “Siamo passati da percentuali inferiori al 50% nell’era dell’interferone- ha raccontato- a percentuali che si avvicinano al 95% di guarigione. Riusciamo inoltre a trattare pazienti che, con i vecchi farmaci, non era possibile trattare a causa degli effetti collaterali, a volte seri e pesanti che potevano avere i vecchi farmaci. Quelli nuovi sono estremamente ben tollerati, anche in pazienti che fanno ancora uso corrente di sostanze stupefacenti. Quindi, non siamo più in presenza di quella controindicazione assoluta o relativa di trattamento nei pazienti tossicodipendenti attivi”.

Il Dottor Monarca ha poi citato “lo studio Ancora, che ci dice che anche in pazienti con tossicodipendenza attiva si riescono ad avere percentuali di eradicazione oltre l’82-83%, una percentuale davvero molto elevata in questa categoria di pazienti. Il trattamento può essere utilizzato anche per abbattere la possibilità di trasmettere l’infezione, dato che questi pazienti hanno comportamenti a rischio. Quindi, quella che noi chiamiamo ‘Treatment and prevention” è una strategia che utilizziamo molto frequentemente con questi farmaci e in maniera assolutamente efficace. La via è quella di scoprire, selezionare e trattare questi pazienti il prima possibile, con farmaci estremamente efficaci”.

Il Dottor Sergio Belsanti si è poi detto molto orgoglioso di come sia stata organizzata la rete tra Ser.D. e infettivologia e ha informato che “ormai da molti anni esiste una collaborazione molto stretta che permette di abbreviare, se non di eliminare, alcuni passaggi. Ad esempio, i colleghi sono molto disponibili nel visitare i nostri pazienti senza lunghi tempi d’attesa. Di contro, siamo noi ad occuparci dei monitoraggi, semestrali ed annuali, di tutti i controlli durante e post terapia, quando ormai il paziente esce dal monitoraggio degli infettivologi”. Belsanti ha infine reso noto che “si tratta di una rete molto ben integrata e i numeri la dicono lunga: tra tutti i quattro Ser.D. del Viterbese abbiamo una percentuale di utenza screenata, e tutta quella screenata è stata quasi tutta inviata al trattamento, quasi del 90%. Anche se una piccola fetta non risponderà mai a questo messaggio, si tratta comunque di numeri davvero molto importanti”, ha concluso.