VETRALLA – Si è svolta martedì, presso l’eremo di Sant’Angelo a Vetralla, come da consuetudine centenaria, la tradizionale cerimonia dello Sposalizio dell’albero. Questo antico rituale, che affonda le sue radici nell’alto medioevo, vede l’8 maggio di ogni anno la riconferma del possesso da parte della popolazione vetrallese sulla loro Selva, come anticamente veniva chiamata.

Tutto iniziò nell’anno 1182 quando l’allora Papa Lucio III assegnò il territorio del MonteFogliano in parte al Comune di Viterbo e in parte al Romitorio di S. Angelo. Nel 1206 Papa Innocenzo III mise sotto la protezione della Santa Sede i religiosi con la chiesa di S. Angelo e la Selva del MonteFogliano.A cavallo tra il XIV e il XV secolo, a causa di molteplici contrasti tra il Papato e i Di Vico, l’Eremo fu più volte abbandonato fino a quando il 17 febbraio 1432 Papa Eugenio IV, per ricompensare i Vetrallesi che in tali conflitti avevano sostenuto la Chiesa, donò al popolo di Vetralla tutti i beni spettanti al Romitorio compreso il bosco del MonteFogliano.Nel 1481 i Viterbesi producono un documento che dimostrava lil loro diritto di proprietà sul bosco.

La controversia venne risolta dal Podestà di Sutri, che riuscì a dimostrare che il popolo di Vetralla celebrava la festa di San Michele Arcangelo, l’8 maggio di ogni anno, almeno dal 1368. Ed è per questa ragione che il popolo Vetrallese rinnova ogni anno il proprio possesso del bosco, ricchezza cittadina. L’antica tradizione tramandata nei secoli prevede la redazione di un vero e proprio rogito, redatto in forma pubblica, che dimostri l’effettiva proprietà dell’enorme patrimonio boschivo di Monte Fogliano.

Nell’edizione del 2018 la cerimonia è stata rinnovata. Il palco delle autorità, più basso rispetto agli anni precedenti, è stato pensato per essere tutt’uno con l’ambiente: elegantemente adornato di rami e fiori selvatici raccolti nel bosco, è stato arricchito con piante i cui colori richiamavano il gonfalone della città, il bianco e il rosso. Sospesi tra i rami volteggiavano dei nastri variopinti perfettamente integrati in un paesaggio incontaminato e di rara bellezza. Al centro della scena si ergevano, maestosi, i protagonisti: un cerro ed una quercia, il cui allestimento è opera dei dipendenti comunali.

Al corteo storico hanno preso parte i Cavalieri dell’8 maggio, i custodi del bosco. Tre di loro, rappresentanti idealmente i guardiani dei boschi di Monte Fogliano, Monte Panese-Le Valli e Monte Calvo, hanno omaggiato le autorità di un mazzo composto di querce e ginestre. Immancabile anche la presenza del Complesso bandistico Ottavio Pistella, del Gruppo Sbandieratori Città di Vetralla e del tradizionale corteo storico delle popolane in tipico costume ottocentesco.

Tra le varie autorità presenti, oltre al sindaco, agli assessori e ad alcuni consiglieri comunali di Vetralla, erano presenti il senatore Umberto Fusco, il consigliere Regionale Enrico Panunzi, il Presidente della Provincia Pietro Nocchi, il direttore generale della ASL di Viterbo Daniela Donetti, il sindaco di Blera Elena Tolomei e il vice sindaco di Canepina Emanuela Benedetti.

Un ringraziamento – riporta l’assessore alla cultura Anna Palombi- agli uffici e operai del comune e della Vetralla Servizi per l’enorme sforzo profuso.

 

 

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