A un anno da quel folle 24 febbraio, il Tavolo per la pace di Viterbo continua “a condannare esplicitamente l’aggressione russa dell’Ucraina, che sta causando sempre più vittime e distruzioni tra civili e militari; ma, proprio per fermarla, invita a considerare e a intervenire su tutti i fattori che l’hanno scatenata e che la stanno sostenendo.

Il conflitto ha varie dimensioni, tra cui quella di guerra civile, già iniziata nel 2014 (e testimoniata dalla concentrazione del conflitto nel Donbass) e quella di guerra indiretta tra potenze, che coinvolge anche l’Italia; occorre quindi che tutti gli attori si adoperino per fermare la guerra attraverso trattati di pace che salvaguardino anche le minoranze russe e russofone in Ucraina.

Fornire più armi può solo prolungare il conflitto, senza peraltro far soccombere la Federazione russa, che ha forze nettamente superiori, anche nucleari, rispetto a quelle ucraine, come viene confermato anche da esperti di geopolitica, militari e civili, quali il prof. John Mearsheimers (noto docente di Relazioni Internazionali all’Università di Chicago) secondo il quale, anche se Il popolo ucraino ha il diritto di difendersi, “è moralmente sbagliato fornirgli armi in quanto queste non saranno mai sufficienti a permettergli di sconfiggere la Russia e quindi provocheranno una reazione che porterà a maggiori disastri”. (https://www.peacelink.it/pace/a/49189.html ).

L’escalation del conflitto favorisce solo le lobby delle armi e dell’energia che stanno facendo affari d’oro mentre l’Europa è sempre più in crisi economica e sta perdendo completamente il proprio peso politico, il Medioriente è sull’orlo di nuove rivolte del pane, i profughi africani e asiatici aumentano e vengono sempre più discriminati e maltrattati.

I media mainstream si focalizzano sull’Ucraina e dimenticano altri sanguinosi conflitti, come quello siriano (iniziato nel 2011), quello tra Arabia Saudita e Yemen (in corso da 8 anni), quello nel Congo (5 milioni di vittime almeno), che, come in Ucraina, mettono in luce le responsabilità delle grandi potenze dell’Est e dell’Ovest, nonché i loro fini predatori (per esempio, metà delle terre coltivate ucraine sono state svendute a poche multinazionali americane e tedesche, nonché al governo cinese: un caso di land grabbing sempre più diffuso su tutto il pianeta).

Invitiamo la società civile a opporsi al ritorno alla divisione bipolare del mondo, rifiutando una rottura definitiva dei rapporti tra Italia e Russia che, tra l’altro, farebbe ulteriormente peggiorare la situazione economica (Bankitalia prevede una recessione che durerebbe almeno fino al 2024 in caso di stop totale del gas russo). Condividiamo l’auspicio di papa Francesco a “passare dalle strategie di potere politico, economico e militare a un progetto di pace globale: no a un mondo diviso tra potenze in conflitto, sì a un mondo unito tra popoli e civiltà che si rispettano”.

Per la realizzazione di questo progetto è anche necessario che le singole persone rivedano quelle scelte quotidiane che favoriscono le guerre e scelgano la strada della nonviolenza; per questo appoggiamo le azioni dei movimenti pacifisti di Ucraina e Russia, di cui nessuno parla.

Contro l’assenza di una reale volontà di pace, auspichiamo che si arrivi subito alla fine della guerra attraverso trattati equi (come quelli di Minsk, integrati con garanzie di piena indipendenza e neutralità di Kiev e impegni alla ricostruzione, anche da parte degli invasori) e che ci sia poi un riavvicinamento tra Europa e Russia che, tra l’altro, è necessario per non peggiorare l’attuale crisi ambientale con il ritorno al carbone e al nucleare, ma combatterla investendo su fonti rinnovabili che davvero possono portare a un’indipendenza energetica e favorire lo sviluppo economico del Paese”.

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