• Possiamo riassumere, Prof. Fabbri, quanto è emerso dalla giornata del 9 maggio u.s.?

Di positivo per Putin ed il suo gruppo c’è stata la riproposizione della compattezza della catena di comando, anche se sempre più corta, nel caso in cui rispondessero al vero le notizie dell’ eliminazione di alcuni oligarchi ed emarginazione di alcuni vertici militari; è stata poi ribadita, precisata e rafforzata la dottrina della “Grande Madre Russia” della sacrale sua storia di “Terza Roma”, delle glorie imperiali zariste e staliniste e dell’eterno timore di essere circondati ed aggrediti.

Di contro l’ammissione di aver innescato una guerra preventiva lo pone, ad uno sguardo mediaticamente superficiale,  sulla linea dell’aggressività del vituperato George Bush con l’Iraq, anche se le cause del conflitto mesopotamico affondano le motivazioni nel patto segreto Sykes –Picot del 1916; e gli esiti dello scontro sul campo, senza neanche la conquista dell’acciaieria Azovstal di Mariupol, hanno rivelato la sua debolezza strategica ed operativa.

  • C’è una sorta di convitato di pietra nella storia convulsa e tremenda che scorre davanti ai nostri occhi, il quale si intravede appena, evita di apparire anche se tutti sanno che c’è ed è dentro i giochi bellici e diplomatici: la Cina.

Che sta facendo e come vive la guerra all’Ucraina?

C’è un parallelo terribile che sottende il caso Russia – Ucraina ed è quello Cina – Taiwan.

Bill Burns, direttore della CIA, ha detto che l’esperienza che la Russia sta facendo con l’invasione dell’Ucraina sarà sicuramente di insegnamento per adeguare i piani militari della Cina sull’isola di Taiwan; la resistenza imprevista degli Ucraini accanto alle strategie e tattiche militari adottate dai Russi, hanno fornito numerosi elementi di riflessione per i comandi militari cinesi.

Di particolare interesse dovrebbe essere stato lo studio sulla capacità della Nato e degli USA a tenere insieme gli alleati europei, come quello sugli effetti delle sanzioni economiche, che costituiscono uno degli aspetti più delicati per una potenza che ha fatto della globalizzazione dei marcati il proprio punto di forza.

I 23 milioni di cinesi che vivono oggi a Taiwan nel continuo timore di una invasione, hanno a che fare con la stessa ideologia storicistica sacrale della riunione ad una grande e gloriosa Madrepatria; come se il tempo e la storia non insegnassero mai niente e la guerra resti per l’essere umano e la sua specie, un istinto incancellabile.

  • Ma almeno sul terreno diplomatico minore, quello delle seconde file dei tavoli che contano, la Cina si muove, si fa sentire?

Il rappresentante cinese all’interno del Fondo di Cooperazione per gli Investimenti Cina ed Europa Centrale ed Orientale, Huo Yuzhen, ha visitato la Repubblica Ceca, l’Ungheria, la Slovacchia, la Slovenia, la Croazia; poi Polonia, Estonia e Lettonia.

Il “pellegrinaggio”, improntato al rilancio dei rapporti commerciali e di cooperazione tra la Cina e questi paesi, fa seguito ad una serie di critiche che in tutta Europa sono state sollevate sull’equidistante neutralità della Cina nel conflitto, mentre un suo attivismo positivo sui tavoli diplomatici potrebbe essere molto utili ed apprezzato.

Così è seguita anche una dichiarazione distensiva del portavoce del Ministro degli Esteri cinese, Zhao Lijian, che interpretando le preoccupazioni della comunità internazionale, ribadisce la volontà di pace e di negoziato da suscitare subito ed unitariamente tra i contendenti, non mancando però di accusare gli USA di avere una responsabilità diretta nella crisi ucraina con l’ampliamento ad est della NATO.

Con la Cina abbiamo a che fare con la saggezza, prudenza, astuzia di un Confucio.

Francesco Chiucchiurlotto

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