Francesco Chiucchiurlotto

 

VITERBO – Era il 26 gennaio 1994 quando il videomessaggio di Silvio Berlusconi, con lo storico incipit: ”L’Italia è il Paese che amo…”, entrava nelle nostre case e sparigliava tante cose della politica italiana, sia nelle forme della comunicazione, che nel profondo dei suoi contenuti.
La postura del Comunicatore, con un braccio contratto ed uno allungato; la scena alle sue spalle, domestica, familistica, con libri e foto dei propri cari e dei momenti cari; la regia televisiva con le ultime tecniche di trasfigurazione del volto e della voce; tutto contribuiva al nuovo, al gradevole, all’affascinante.

Prima di lui la comunicazione per videocassetta l’aveva praticata nientedimeno che l’Ayatollha Komeiny e si era rivelato un efficace strumento di aggregazione ed organizzazione che avrebbe portato alla rivoluzione iraniana del 1979.

Ma Berlusconi inaugura non solo un nuovo modello di comunicazione, ma fa del medium il messaggio (l’aveva già scoperto Marshall McLuhan nel suo Villaggio Globale), ed esso è quello dell’homo novus che si contrappone al sistema (l’hestablishment), che svela le ipocrisie storicamente coperte, come i crimini del comunismo internazionale, che prospetta un messianico futuro di pace, ottimismo ed abbondanza.

Gli Italiani, mai dimenticarlo, sono quelli che inventarono il fascismo ed inaugurarono l’epoca dei regimi totalitari del XX secolo, accorsero in massa a votare per Forza Italia.

La Prima Repubblica, quella dei partiti di massa, del Manuale Cencelli, delle defatiganti trattative, del CAF (Craxi Andretti Forlani) e del Pentapartito, identificata in Tangentopoli e travolta da Mani Puliti, lasciò il posto ad una nuova stagione contrassegnata da partiti personali, da leadership carismatiche, e da meccanismi di selezione della classe dirigente interamente basati sulla fedeltà al Capo.

L’indubbia capacità politica di Berlusconi, il suo vastissimo patrimonio personale, il possesso di TV e case editrici, ne fanno un evergreen unico e forse irripetibile.

Al suo modello si è conformato sempre di più il sistema elettorale maggioritario che l’aveva favorito, l’attitudine, oggi ultraventennale, all’identificazione di un solo individuo con le sorti dell’intero Paese, alla sudditanza ad una sola categoria di giudizio, quella della fede personalistica e dell’incantamento.

Questo è il modello che Veltroni si è trovato e che ha immesso 10 anni fa nel PD e probabilmente non poteva fare altrimenti; quindi le regole, per il cosiddetto Congresso che vedrà il 30 aprile eletto il nuovo leader, sono rimaste quelle congeniali a quella comunicazione pervasiva e “populista”, a quel tipo di messaggio, messianico e virtuale, a quel tipo di leadership o meglio, catena di comando, corta, interpersonale, umorale.

Allora su cosa discutere nei circoli, nelle assemblee, nei confronti, che non si sia già discusso; su cosa dividersi ancora che non sia stato già divisivo; su cosa contarsi se non sull’incantamento per Renzi; non ci si rende conto che si è fuori tempo, fuori fase storica.

Infatti il sistema elettorale proporzionale cambierà le condizioni e le regole della politica e non avremo più bisogno di leader carismatici e messianici, ma di tanti politici, saggi, operosi e concreti che pratichino non il riformismo roboante, ma quello dei risultati; al netto naturalmente della variabile rivoluzionaria M5S.

Francesco Chiucchiurlotto (Res 70)

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